Il caso dell’anarchico Ardito de Canis è un racconto comico-grottesco ambientato nell’Italia fascista, costruito come la parodia di una solenne indagine di polizia. Nel 1932, alla vigilia del decennale della Marcia su Roma, il maresciallo Cesare Montanari viene chiamato alla scuola elementare di Montevalle per far luce su un affronto che il direttore considera quasi un attentato alla Patria: il ritratto di Mussolini è stato staccato dalla parete e abbandonato accanto al bidone dei rifiuti. L’inchiesta diventa una galleria di zelo fascista, burocrazia, maestri improbabili, bidelli indistinguibili e bambini pronti a vedere anarchici, fantasmi e cospirazioni dappertutto, finché gli indizi conducono ad Ardito de Canis, il cane adottato dalla scuola. Grazie a una bambina che sostiene di parlare il “canese”, Ardito confessa, si pente e promette di non toccare più i ritratti del Duce, tanto che Cesare può perfino dettare un impeccabile verbale ufficiale sull’interrogatorio del reo. La farsa acquista però un risvolto più amaro quando il piccolo Ottobre Malavolti, figlio di un comunista del paese, confessa di essere il vero autore del gesto e Cesare decide di lasciare la colpa al cane, sottraendo il bambino alle possibili conseguenze politiche. Il caso si chiude con Ardito formalmente agli “arresti domiciliari” a casa Montanari, dove il pericoloso anarchico sembra destinato a diventare un nuovo membro della famiglia.
Il racconto appartiene alla serie di Cesare Montanari, ciclo storico-investigativo che accompagna un poliziotto romagnolo attraverso alcuni decenni del Novecento italiano, alternando registri drammatici, ironici e grotteschi e intrecciando personaggi di finzione, avvenimenti storici e figure realmente esistite. La serie è attualmente alla ricerca di agenti letterari o editori interessati a valutarne la rappresentanza e la pubblicazione.


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