Un dirigente d’azienda sale in ascensore verso i piani alti del potere. A ogni fermata immaginaria descrive con cinismo i diversi livelli della gerarchia aziendale: i lavoratori, i manager rampanti, i vertici dove si decidono le sorti degli altri. È un mondo che conosce bene, nel quale ha imparato a prosperare senza troppi scrupoli. Ma quando l’ascensore si blocca improvvisamente, la sua sicurezza comincia a vacillare. Nell’attesa dei soccorsi, si insinua un dubbio insopportabile: e se l’azienda potesse continuare a funzionare anche senza di lui? Un monologo amaro sull’ambizione, sull’arroganza del potere e sulla precarietà delle gerarchie, nella quale un’ascesa professionale si trasforma in una discesa tanto inattesa quanto impietosa.


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