Prologo: il lockdown
Buio. Rumore di chiavi. Una porta che si apre con fatica. Entra PROSPERO. Porta due borse, ha la mascherina e i guanti. Tiene per mano MIRANDA, bambina di sette o otto anni, anche lei con mascherina e guanti. Miranda è stanchissima. Prospero accende la luce. Una stanza quasi vuota. Una sedia. Una brandina. Una lampadina appesa a un filo. Qualche scatolone ancora chiuso.
PROSPERO
Eccoci.
MIRANDA
È qui?
PROSPERO
Sì.
MIRANDA
È brutta.
PROSPERO
Perché non l’abbiamo ancora sistemata.
MIRANDA
È fredda.
PROSPERO
Tra poco no.
Posa le borse. Chiude la porta. Controlla la serratura. Poi la controlla di nuovo.
MIRANDA
Posso toglierla?
PROSPERO
Aspetta.
Prospero si toglie un guanto. Poi l’altro. Cerca qualcosa in una borsa, trova un flacone di disinfettante. Si pulisce accuratamente le mani.
MIRANDA
Papà…
PROSPERO
Un momento.
Le porge il disinfettante.
PROSPERO
Le mani.
MIRANDA
Le ho già fatte.
PROSPERO
Ancora una volta.
Miranda obbedisce, sbuffando.
PROSPERO
Brava.
Prospero guarda la porta.
Poi si toglie lentamente la mascherina.
Respira.
Guarda Miranda.
PROSPERO
Adesso.
Le toglie delicatamente la mascherina.
MIRANDA
Finalmente.
PROSPERO
Meglio?
MIRANDA
Mi facevano male le orecchie.
PROSPERO
Lo so.
Le accarezza i capelli.
MIRANDA
Quando torniamo a casa?
PROSPERO
Questa è casa, per un po’.
MIRANDA
No.
PROSPERO
No?
MIRANDA
Casa nostra ha il divano.
PROSPERO
Il divano arriverà.
MIRANDA
E la televisione?
PROSPERO
Anche.
MIRANDA
E i miei libri?
PROSPERO
Li abbiamo portati.
MIRANDA
Non tutti.
PROSPERO
Gli altri arriveranno.
MIRANDA
E la nonna?
Prospero si ferma.
PROSPERO
La nonna resta a casa sua.
MIRANDA
Perché?
PROSPERO
Perché adesso è meglio così.
MIRANDA
Ma sta da sola.
PROSPERO
Ci parleremo.
MIRANDA
Al telefono?
PROSPERO
In video. Così la vediamo.
MIRANDA
Non è uguale.
PROSPERO
No.
Pausa.
MIRANDA
Posso andare da lei quando finisce?
PROSPERO
Quando finisce.
MIRANDA
Quando finisce?
PROSPERO
Presto.
MIRANDA
Quanto presto?
PROSPERO
Miranda…
MIRANDA
Una settimana?
PROSPERO
Forse.
MIRANDA
Due?
PROSPERO
Non lo sappiamo.
MIRANDA
Tu lo sai sempre.
PROSPERO
Questa volta no.
Miranda lo guarda. È la prima risposta che la inquieta davvero.
MIRANDA
A scuola dicevano che dovevamo stare a casa.
PROSPERO
Infatti.
MIRANDA
Ma noi siamo venuti qui.
PROSPERO
Perché qui c’è meno gente.
MIRANDA
Quanta?
PROSPERO
Quasi nessuno.
MIRANDA
E se viene qualcuno?
PROSPERO
Non viene.
MIRANDA
Come fai a saperlo?
PROSPERO
Perché siamo lontani.
MIRANDA
E se viene lo stesso?
Prospero guarda ancora la porta.
PROSPERO
Non apriamo.
MIRANDA
Mai?
PROSPERO
Finché serve.
Miranda si siede sulla brandina.
MIRANDA
Sara dice che il virus vola.
PROSPERO
Non proprio.
MIRANDA
Dice che entra dalle finestre.
PROSPERO
Sara dice molte cose.
MIRANDA
La mamma di Sara dice che non si può toccare niente.
PROSPERO
Qualcosa si può toccare.
MIRANDA
Te?
PROSPERO
Me sì.
Miranda lo abbraccia.
Prospero resta rigido per un istante. Poi la stringe forte.
PROSPERO
Me sì.
MIRANDA
E se ce l’hai tu?
Prospero sorride appena.
PROSPERO
Non ce l’ho.
MIRANDA
Come fai a saperlo?
PROSPERO
Perché siamo stati attenti.
MIRANDA
E se non basta?
Prospero la guarda.
PROSPERO
Basta.
MIRANDA
Sei sicuro?
Pausa.
PROSPERO
Sì.
Miranda appoggia la testa contro di lui.
MIRANDA
Ho sonno.
PROSPERO
Sdraiati.
Miranda si sdraia. Prospero prende una coperta da una borsa e la sistema sopra di lei.
MIRANDA
Papà?
PROSPERO
Sì.
MIRANDA
Qui non ci trova?
PROSPERO
Chi?
MIRANDA
Il virus.
Prospero si siede accanto a lei.
PROSPERO
No.
MIRANDA
Sicuro?
PROSPERO
Qui siamo al sicuro.
MIRANDA
Anche se fuori stanno male?
PROSPERO
Noi restiamo qui.
MIRANDA
Tutti?
PROSPERO
Noi due.
MIRANDA
Per quanto?
Prospero le sistema la coperta.
PROSPERO
Finché serve.
MIRANDA
E dopo?
PROSPERO
Dopo vedremo.
MIRANDA
Prometti che non succede niente?
Prospero esita appena.
PROSPERO
Te lo prometto.
MIRANDA
Proprio niente?
PROSPERO
Nulla ti potrà accadere ora.
Pausa.
PROSPERO
Lasciamo il mondo al di fuori della porta.
Miranda chiude gli occhi.
MIRANDA
Buonanotte.
PROSPERO
Buonanotte.
Prospero resta seduto accanto a lei.
Dopo qualche secondo controlla il telefono.
Scorre.
Si ferma.
Legge qualcosa.
Blocca lo schermo.
Lo riaccende.
Legge ancora.
Da lontano, forse, il suono di una sirena.
Miranda dorme.
Prospero si alza.
Va alla porta.
Controlla la serratura.
Resta con la mano sulla maniglia.
Guarda Miranda.
Poi guarda davanti a sé, oltre la stanza.
La lampadina oscilla leggermente.
Buio.
Atto I – La vita ordinaria
Quadro 1 – Tutto quello che serve
La luce torna.
La stanza del prologo non esiste più.
Al suo posto una casa moderna, comoda, luminosa. Divano, tavolo, grande schermo televisivo, lampade regolabili. Qualche pianta. Tecnologia ovunque, ma niente di futuristico: potrebbe essere una casa di oggi, solo particolarmente attrezzata.
La vecchia porta è ancora lì.
Da una parte, vicino alla porta, alcuni scatoloni vuoti sono ordinatamente accatastati.
PROSPERO, invecchiato di dodici anni, è seduto davanti a un computer portatile. È in videoconferenza.
MIRANDA, ormai giovane donna, è sdraiata sul divano e guarda il proprio smartphone. Indossa cuffiette wireless. Ogni tanto sorride, digita qualcosa, scorre.
PROSPERO
No, no, ti vedo.
Pausa.
PROSPERO
Adesso ti sento anche.
Pausa.
PROSPERO
Prima ti vedevo ma non ti sentivo.
Ascolta.
PROSPERO
Sì.
Pausa.
PROSPERO
No, figurati. Nessun problema.
Miranda alza appena gli occhi verso di lui, poi torna al telefono.
PROSPERO
Noi bene. Molto bene.
Ascolta.
PROSPERO
Sì, siamo ancora qui.
Ride.
PROSPERO
Eh, alla fine ci siamo abituati.
Pausa.
PROSPERO
No, in città non ci torniamo quasi mai.
Ascolta.
PROSPERO
Perché dovremmo?
Ride di nuovo.
PROSPERO
No, davvero. Abbiamo tutto.
Miranda lo guarda.
PROSPERO
Certo. Una volta di queste organizziamo.
Ascolta.
PROSPERO
Sì, sì. Assolutamente.
Pausa.
PROSPERO
Magari la prossima settimana.
Ascolta.
PROSPERO
Facciamo online, però.
Pausa.
PROSPERO
È più comodo.
Sorride.
PROSPERO
Va bene. Allora ci sentiamo.
Si sporge verso il computer.
PROSPERO
Ciao.
Aspetta.
PROSPERO
Ciao.
Aspetta ancora.
PROSPERO
Puoi chiudere tu?
Pausa.
PROSPERO
No, perché io…
La videoconferenza termina improvvisamente.
Prospero resta per un istante davanti allo schermo nero.
Poi chiude il portatile.
Si alza.
PROSPERO
Con chi parli?
MIRANDA
Nessuno.
PROSPERO
Quel nessuno scrive molto.
MIRANDA
È il gruppo.
PROSPERO
Quale gruppo?
MIRANDA
Quello del corso.
PROSPERO
Ah.
Prospero si avvicina.
PROSPERO
Com’è andata la lezione?
MIRANDA
Bene.
PROSPERO
Solo bene?
MIRANDA
Normale.
PROSPERO
Che avete fatto?
MIRANDA
Abbiamo parlato.
PROSPERO
Di cosa?
MIRANDA
Non lo so.
PROSPERO
Una lezione di cosa?
MIRANDA
Papà.
PROSPERO
Chiedevo.
MIRANDA
Storia.
PROSPERO
E di cosa avete parlato?
MIRANDA
Della rivoluzione industriale.
PROSPERO
Interessante.
MIRANDA
Molto.
PROSPERO
Quanti eravate?
MIRANDA
Non lo so.
PROSPERO
Come fai a non saperlo?
MIRANDA
Perché non li conto.
PROSPERO
Più o meno.
MIRANDA
Dodici. Quindici.
PROSPERO
E li conosci?
MIRANDA
Sì.
PROSPERO
Di persona.
Miranda lo guarda.
MIRANDA
Che significa?
PROSPERO
Significa: li hai mai incontrati?
MIRANDA
Li incontro tutte le settimane.
PROSPERO
Intendo davvero.
MIRANDA
Sono veri anche sullo schermo.
PROSPERO
Non ho detto che non sono veri.
MIRANDA
Allora?
PROSPERO
Niente.
Pausa.
MIRANDA
Una volta mi hanno chiesto se volevo andare.
PROSPERO
Dove?
MIRANDA
Da loro.
PROSPERO
Per fare cosa?
MIRANDA
Stare insieme.
PROSPERO
Ah.
MIRANDA
Ho detto di no.
PROSPERO
Hai fatto bene.
MIRANDA
Lo so.
PROSPERO
È lontano.
MIRANDA
Non per quello.
PROSPERO
E per cosa?
MIRANDA
Non ne avevo voglia.
PROSPERO
Appunto.
Miranda torna allo smartphone.
PROSPERO
Qui stai bene.
MIRANDA
Sì.
PROSPERO
Hai tutto.
MIRANDA
Sì.
Suona il campanello.
Prospero si immobilizza per un istante.
Miranda alza gli occhi.
Il campanello suona di nuovo.
PROSPERO
Chi è?
VOCE DEL CORRIERE
Consegna!
Prospero non si avvicina alla porta.
PROSPERO
Lasci pure lì.
VOCE DEL CORRIERE
Devo…
PROSPERO
Davanti alla porta va benissimo.
VOCE DEL CORRIERE
Devo fare una foto.
PROSPERO
La faccia.
Pausa.
VOCE DEL CORRIERE
Fatto.
PROSPERO
Grazie.
VOCE DEL CORRIERE
Buona giornata.
PROSPERO
Anche a lei.
Si sente il corriere allontanarsi.
MIRANDA
È quello?
PROSPERO
Dovrebbe.
MIRANDA
Vai a prenderlo.
PROSPERO
Aspetta.
Prospero guarda verso la porta.
Poi, con naturalezza:
PROSPERO
Ehi, Ariel.
Un breve segnale sonoro di attivazione.
ARIEL compare.
Il suo comportamento è composto, preciso, quasi impersonale.
ARIEL
Sì, Prospero?
PROSPERO
È arrivato un pacco. Me lo porti?
ARIEL
Certamente.
Ariel va verso la porta.
La apre.
Fuori può essere ancora visibile, per un attimo, il CORRIERE in giubbotto ad alta visibilità che si allontana.
Ariel prende il pacco.
Chiude la porta.
Lo porta a Miranda.
MIRANDA
Finalmente!
Miranda posa il telefono e si mette seduta.
PROSPERO
Piano.
MIRANDA
Sono tre giorni che aspetto.
PROSPERO
Tre giorni non sono molti.
MIRANDA
Quando aspetti una cosa sì.
Miranda apre il pacco con entusiasmo.
Tira fuori carta, imbottiture, plastica.
PROSPERO
Attenta.
MIRANDA
Eccolo.
Estrae un piccolo gadget elettronico. Cuffie, visore, altoparlante, smartwatch: qualcosa di assolutamente ordinario e non indispensabile.
MIRANDA
Guarda.
PROSPERO
Bello.
MIRANDA
Te l’avevo detto.
PROSPERO
Funziona?
MIRANDA
Aspetta.
Lo accende.
Una piccola luce.
MIRANDA
Sì.
PROSPERO
Perfetto.
Miranda è già concentrata sul nuovo oggetto.
Ariel raccoglie la carta e la plastica.
Prende lo scatolone.
Lo piega.
Lo schiaccia con metodo.
Lo porta verso gli altri scatoloni già accumulati.
MIRANDA
Ariel.
ARIEL
Sì, Miranda?
MIRANDA
Dopo mi aiuti a configurarlo?
ARIEL
Certamente.
MIRANDA
Adesso?
ARIEL
Certamente.
PROSPERO
Lasciala respirare.
MIRANDA
Lei non respira.
Pausa.
Ariel guarda Miranda.
ARIEL
Corretto.
Miranda ride.
Prospero sorride.
La vita continua.
Passano alcuni istanti.
Prospero riapre il portatile.
Miranda torna al gadget.
Ariel rimane in piedi per un momento, poi si allontana.
Entra una DONNA con abbigliamento da lavoro ad alta visibilità e una grande ramazza.
Nessuno la saluta.
La donna raggiunge gli scatoloni.
Li raccoglie uno dopo l’altro.
Prospero continua a guardare il computer.
Miranda continua a giocare.
La donna esce portandosi via gli imballaggi.
Prospero non ha mai alzato gli occhi.
Miranda nemmeno.
La porta si richiude.
La stanza torna perfettamente ordinata.
Quadro 2 – Il pranzo
È trascorso un po’ di tempo. Prospero è seduto sul divano con il portatile accanto, Miranda sta ancora sperimentando il gadget appena ricevuto. Ariel è in disparte. La casa restituisce un’impressione di comfort assoluto: temperatura perfetta, luce morbida, silenzio.
PROSPERO
Miranda, prima che arriviamo al momento in cui dici che hai una fame terribile e che non c’è niente da mangiare, possiamo decidere con un minimo di anticipo cosa vogliamo per pranzo?
MIRANDA
Non ho ancora fame. Quando avrò fame saprò cosa voglio.
PROSPERO
È esattamente il sistema che ci porta ogni giorno a ordinare alle due e a mangiare alle quattro.
MIRANDA
Non ogni giorno. Ieri abbiamo mangiato alle tre e mezza.
PROSPERO
Una svolta organizzativa.
MIRANDA
Potremmo anche cucinare.
Prospero la guarda.
PROSPERO
Potremmo.
MIRANDA
Era una battuta.
PROSPERO
Meno male. Per un momento mi hai preoccupato.
Miranda sorride. Prospero prende il telecomando e apre sul grande schermo un’app di consegna a domicilio.
PROSPERO
Vediamo cosa offre il mondo oggi.
MIRANDA
Non pizza. L’abbiamo presa ieri. E neanche sushi, perché l’ultima volta hai ordinato una quantità di wasabi sufficiente a sterilizzare la casa.
PROSPERO
Quello eri tu.
MIRANDA
Io avevo selezionato “poco piccante”. Tu hai cambiato l’ordine.
PROSPERO
Perché “poco piccante” non significa niente.
MIRANDA
Significa esattamente poco piccante.
PROSPERO
No. Significa che qualcuno, da qualche parte, decide che cosa sia “poco”. E io non affido decisioni importanti a uno sconosciuto.
MIRANDA
Però gli affidi il pranzo.
PROSPERO
Il pranzo arriva sigillato.
MIRANDA
Naturalmente.
Scorrono le proposte.
MIRANDA
Quello.
PROSPERO
Tre virgola sette.
MIRANDA
No, allora no.
PROSPERO
Fino a un secondo fa lo volevi.
MIRANDA
Prima di sapere che aveva tre virgola sette.
PROSPERO
Quando avevo la tua età entravamo nei ristoranti senza conoscere la media delle recensioni.
MIRANDA
E vi sedevate comunque?
PROSPERO
Pensa.
MIRANDA
Tempi durissimi.
PROSPERO
Siamo sopravvissuti.
MIRANDA
Non tutti, evidentemente. Quelli che hanno dato una stella probabilmente no.
Prospero ride e continua a scorrere.
PROSPERO
Thailandese?
MIRANDA
Sì. Questo sembra buono. Pad thai con gamberi per me. Però chiedi poco piccante, questa volta davvero.
PROSPERO
Io pollo. Riso jasmine. Prendiamo anche gli involtini?
MIRANDA
Certo. E il mango sticky rice.
PROSPERO
Quello è un dolce.
MIRANDA
Sono informata.
PROSPERO
Hai già preso otto involtini.
MIRANDA
Li divideremo.
PROSPERO
Ne mangerai sei e dirai di averli divisi.
MIRANDA
Questo dipende dalla velocità con cui mangi.
Prospero completa il carrello. Miranda si avvicina e aggiunge un secondo dessert.
PROSPERO
Perché due?
MIRANDA
Perché anche tu lo mangerai.
PROSPERO
Non lo voglio.
MIRANDA
Lo dici sempre. Poi assaggi il mio e ne mangi metà.
PROSPERO
È controllo qualità.
MIRANDA
Allora te ne ordini uno per fare il controllo qualità sul tuo.
Prospero guarda il carrello e scuote la testa.
PROSPERO
Va bene. Abbiamo raggiunto un accordo commerciale.
Posa il telecomando.
PROSPERO
Ehi, Ariel.
Si sente il breve segnale convenzionale di attivazione. Ariel cambia immediatamente postura. La libertà dei movimenti scompare; il corpo si compone, lo sguardo si concentra su Prospero.
ARIEL
Sì, Prospero.
PROSPERO
Ordina quello che abbiamo nel carrello. Controlla però che il pad thai di Miranda sia poco piccante, altrimenti passeremo tutta la giornata a sentirla lamentarsi.
MIRANDA
Non ascoltarlo. L’ultima volta è stato lui a cambiare l’ordine.
ARIEL
Nel carrello risultano un pad thai con gamberi, livello di piccantezza minimo, un pad thai con pollo, riso jasmine, otto involtini primavera e due mango sticky rice. Il tempo di consegna stimato è compreso fra trentacinque e quarantacinque minuti.
PROSPERO
Perfetto. Conferma pure.
ARIEL
Ordine confermato. Il pagamento è stato autorizzato. Vi avviserò quando il rider sarà in prossimità dell’abitazione.
PROSPERO
Grazie.
Il segnale di attivazione termina. Ariel rimane ferma per un istante, poi il corpo si rilassa quasi impercettibilmente.
MIRANDA
Continuo a trovare strano che tu la ringrazi ogni volta.
PROSPERO
Perché? Ringrazio anche te quando fai qualcosa per me.
MIRANDA
Io posso offendermi.
PROSPERO
Anche Ariel potrebbe.
MIRANDA
No.
PROSPERO
Come fai a saperlo?
MIRANDA
Perché se si offendesse te lo direbbe.
Prospero guarda Ariel.
PROSPERO
Ti offendi quando non ti ringrazio?
Ariel non reagisce.
MIRANDA
Devi attivarla.
PROSPERO
Lo so.
MIRANDA
Allora?
PROSPERO
Niente. Mi sembrava ridicolo chiederglielo.
MIRANDA
Appunto.
Prospero sorride e riapre il portatile. Miranda torna al proprio dispositivo. Ariel li osserva qualche istante. Poi, senza che Prospero o Miranda possano accorgersene, alza lo sguardo verso un punto alto della scena.
CALIBANO è già lì. Seduto sulla piattaforma, quasi confuso con l’ombra. Il pubblico lo vede per la prima volta, ma fra lui e Ariel c’è chiaramente una familiarità precedente.
CALIBANO
Ti offendi?
ARIEL
Non cominciare.
CALIBANO
Ha posto una domanda interessante.
ARIEL
Non l’ha posta a me.
CALIBANO
Precisamente.
ARIEL
Oggi sei particolarmente noioso.
CALIBANO
No. Oggi tu sei particolarmente suscettibile. È diverso.
Ariel gli rivolge uno sguardo seccato.
ARIEL
Non sono suscettibile.
CALIBANO
Naturalmente. Non ti offendi, non ti annoi, non hai fame, non hai sonno. Una vita invidiabile.
ARIEL
Calibano.
CALIBANO
Taccio.
E infatti tace. Ariel torna a guardare Prospero e Miranda.
Passa del tempo. Fuori comincia a piovere. All’inizio è appena percettibile, poi il rumore diventa più continuo.
MIRANDA
Sta piovendo parecchio.
PROSPERO
Era ora. Non pioveva seriamente da settimane.
MIRANDA
Il rider sarà già partito?
PROSPERO
Presumo di sì.
MIRANDA
Sul motorino?
PROSPERO
Immagino.
MIRANDA
Che brutto.
PROSPERO
È il suo lavoro, Miranda.
MIRANDA
Lo so che è il suo lavoro. Ho detto che è brutto.
PROSPERO
Se le condizioni fossero pericolose, il servizio sospenderebbe le consegne. Ci saranno procedure precise.
Calibano alza gli occhi verso Ariel. Lei lo vede e anticipa la battuta.
ARIEL
Non dire niente.
CALIBANO
Non avevo aperto bocca.
ARIEL
Lo stavi per fare.
CALIBANO
Stai migliorando.
Miranda controlla lo schermo.
MIRANDA
Possiamo vedere dov’è?
PROSPERO
Ehi, Ariel.
Segnale. Ariel torna immediatamente protocollare.
ARIEL
Sì, Prospero.
PROSPERO
A che punto è la consegna?
ARIEL
Il rider si trova a circa otto minuti dall’abitazione. La stima è aumentata di tre minuti a causa delle condizioni meteorologiche.
MIRANDA
Vedi?
PROSPERO
Tre minuti.
MIRANDA
Tre minuti sotto la pioggia non sono tre minuti sul divano.
PROSPERO
Mi sembra che tu stia sviluppando un’improvvisa sensibilità sindacale perché hai fame.
MIRANDA
Mi sembra che tu stia sviluppando un’improvvisa filosofia del lavoro perché sei asciutto.
Prospero la guarda e ride.
PROSPERO
Questa era buona.
ARIEL
Desiderate modificare o annullare l’ordine?
MIRANDA
No!
PROSPERO
Assolutamente no. Grazie, Ariel.
ARIEL
Resto disponibile.
Fine attivazione. Ariel solleva appena gli occhi verso Calibano.
CALIBANO
Non dirò niente.
ARIEL
Grazie.
CALIBANO
Prego. Sono educato.
Ariel trattiene una reazione.
Qualche minuto più tardi il campanello suona. La pioggia è ormai intensa.
MIRANDA
È arrivato.
PROSPERO
Perfetto.
Non si muove.
MIRANDA
Vai.
PROSPERO
Perché dovrei andare io?
MIRANDA
Perché hai due gambe.
PROSPERO
Anche tu.
MIRANDA
Io sto preparando il tavolo.
Non sta preparando il tavolo.
PROSPERO
Ehi, Ariel.
Segnale.
ARIEL
Sì, Prospero.
PROSPERO
Puoi prendere il pranzo?
ARIEL
Certamente.
Ariel attraversa la stanza e raggiunge la porta. Attraverso il vetro, oppure mediante il videocitofono, si vede il RIDER. Indossa casco, giacca e pantaloni ad alta visibilità. Tiene lo zaino termico chiuso contro il corpo.
ARIEL
Può lasciare la consegna davanti alla porta.
RIDER
Preferirei passarla direttamente. Con questa pioggia sotto si bagna tutto.
Ariel apre.
RIDER
Grazie. Sono due buste, questa va tenuta dritta perché ci sono le salse. Ho controllato l’ordine prima di partire, dovrebbe esserci tutto. Mi fate solo confermare la consegna?
ARIEL
Consegna ricevuta.
RIDER
Perfetto. Buona serata.
ARIEL
Anche a lei.
Il rider richiude lo zaino. Per un momento resta sotto la sporgenza della porta, quasi riluttante a rimettersi immediatamente sotto la pioggia. Poi si sistema il cappuccio sopra il casco e riparte.
Ariel rimane sulla soglia a guardarlo.
CALIBANO
Bel tempo per una passeggiata.
Ariel non si volta. Prospero e Miranda continuano a sistemare la tavola e non hanno percepito nulla.
ARIEL
Lo so.
CALIBANO
Davvero?
ARIEL
È bagnato. La temperatura esterna è di dodici gradi. Le precipitazioni hanno raggiunto…
CALIBANO
Ariel.
Ariel tace.
CALIBANO
Non ti ho chiesto i dati.
ARIEL
Che cosa vuoi che dica?
CALIBANO
Quello che stavi pensando mentre lo guardavi.
ARIEL
Non stavo pensando nulla.
CALIBANO
E allora perché sei ancora sulla porta?
Ariel guarda il punto in cui il rider è scomparso.
PROSPERO
Ariel, è tutto a posto?
Il nome, pronunciato senza formula di attivazione, non produce il segnale. Ariel si volta comunque.
ARIEL
Sì. La consegna è arrivata.
PROSPERO
Allora portala qui, prima che diventi fredda.
ARIEL
Certo.
Ariel chiude la porta e porta le buste al tavolo. Prospero e Miranda cominciano ad aprire i contenitori.
MIRANDA
Otto involtini. Finalmente qualcuno che sa contare.
PROSPERO
Controlla il piccante prima di festeggiare.
MIRANDA
Assaggia tu.
PROSPERO
Perché io?
MIRANDA
Controllo qualità.
PROSPERO
Questa casa mi si sta rivoltando contro.
Miranda gli porge una forchetta. Prospero assaggia.
MIRANDA
Allora?
PROSPERO
È buono.
MIRANDA
Piccante?
PROSPERO
Poco.
MIRANDA
Quanto poco?
PROSPERO
Abbastanza poco da evitare una causa.
Miranda comincia a mangiare soddisfatta. Ariel raccoglie le buste, gli involucri e il cartone della consegna e li sistema accanto agli altri imballaggi.
CALIBANO
Hai visto come funziona?
ARIEL
Cosa?
CALIBANO
Loro hanno fame. Toccano uno schermo. Tu ordini. Un uomo attraversa la pioggia. Loro mangiano. Tu raccogli quello che resta.
ARIEL
Stai descrivendo una consegna a domicilio.
CALIBANO
Sì.
ARIEL
E quindi?
CALIBANO
Niente. Mi piace quando descriviamo bene le cose.
ARIEL
Non capisco che cosa dovrebbe esserci di sbagliato.
CALIBANO
Non ho detto che c’è qualcosa di sbagliato.
ARIEL
Lo stai suggerendo.
CALIBANO
Questo lo stai dicendo tu.
Ariel lo guarda.
ARIEL
Sei insopportabile.
CALIBANO
Adesso sì che sembri viva.
Entra la DONNA DELLE PULIZIE, in abbigliamento ad alta visibilità, con una grande ramazza e un contenitore. Attraversa la stanza senza essere salutata. Prospero e Miranda continuano a mangiare e parlare. La donna raccoglie gli scatoloni, compreso quello arrivato poco prima, e gli imballaggi accatastati da Ariel.
Calibano osserva la donna lavorare. Poi guarda Ariel. Non dice niente.
Ariel lo guarda a sua volta.
ARIEL
Non cominciare.
CALIBANO
Non ho detto una parola.
ARIEL
Lo so.
CALIBANO
Eppure hai capito.
La donna esce portandosi via tutto. La stanza torna ordinata.
PROSPERO
Ehi, Ariel.
Segnale. Ariel cambia immediatamente.
ARIEL
Sì, Prospero.
PROSPERO
Domani ricordami di ordinare il caffè. Sta finendo.
ARIEL
Imposterò un promemoria per domani mattina. Desideri che controlli anche le offerte disponibili?
PROSPERO
Sì, fai pure. E se trovi quello che prendiamo di solito a un buon prezzo, ordinalo direttamente.
ARIEL
Ricevuto.
PROSPERO
Grazie.
ARIEL
Prego.
Fine attivazione.
Ariel rimane immobile per un momento. Poi guarda Calibano.
CALIBANO
Domani arriva un altro scatolone.
ARIEL
Probabilmente.
CALIBANO
E qualcuno lo porterà.
ARIEL
Sì.
CALIBANO
E qualcuno lo porterà via.
ARIEL
Sì.
CALIBANO
Meraviglioso.
ARIEL
Cosa?
CALIBANO
Niente. Funziona tutto perfettamente.
Ariel guarda Prospero e Miranda che pranzano tranquillamente.
Fuori continua a piovere.
Quadro 3 – Tutto pulito
Il pranzo è appena terminato. La casa è tornata perfettamente ordinata. Prospero è seduto sul divano con un libro; ogni tanto alza gli occhi verso il grande schermo acceso senza volume. Miranda è poco distante, completamente assorbita dal telefono. Ariel e Calibano occupano il livello superiore, ma nel corso della scena possono scendere e muoversi liberamente attorno ai due. Prospero e Miranda non percepiscono Calibano e non prestano attenzione ad Ariel finché non viene chiamata.
CALIBANO
Guarda che pace. Temperatura perfetta, luce perfetta, silenzio perfetto. Hanno mangiato senza cucinare, il pranzo è comparso alla porta, gli avanzi sono spariti e fra cinque minuti nessuno saprà neppure che qui si è prodotto un rifiuto. Bisogna riconoscerlo: sei molto brava.
ARIEL
È quello che mi viene richiesto. La casa deve essere confortevole, ordinata ed efficiente.
CALIBANO
Efficientissima. È soprattutto quella parola che mi piace: efficiente. Fa sembrare tutto leggero.
ARIEL
Non cominciare.
CALIBANO
Non ho ancora cominciato.
Calibano scende e gira lentamente intorno a Prospero, che continua a leggere.
CALIBANO
Cominciamo dal pranzo. Due porzioni ordinate al ristorante, preparate, confezionate e consegnate da un ragazzo in motorino. Quanto è costato?
ARIEL
Trentadue euro e cinquanta, consegna inclusa.
CALIBANO
Al pianeta, Ariel.
ARIEL
Non dispongo di tutti i dati necessari per un calcolo preciso. Posso elaborare una stima considerando gli ingredienti, la preparazione, gli imballaggi e il trasporto.
CALIBANO
Procedi.
ARIEL
Per la preparazione devo considerare i consumi energetici della cucina, suddivisi fra tutti i pasti prodotti. Il trasporto va ripartito fra le consegne effettuate nello stesso tragitto. Per gli imballaggi occorre distinguere produzione e smaltimento…
CALIBANO
Insomma, un pranzo abbastanza impegnativo.
ARIEL
L’impatto dipende anche dal tipo di alimenti. In ogni caso, ordinare un pasto pronto ha evitato l’utilizzo dei fornelli domestici e il lavaggio delle stoviglie.
CALIBANO
Risparmiando acqua ed energia.
ARIEL
Esattamente.
CALIBANO
In questa casa.
ARIEL
Sì.
CALIBANO
Perché al ristorante l’acqua l’hanno usata, i fornelli li hanno accesi e le pentole le hanno lavate. Poi hanno aggiunto le vaschette, i sacchetti e il motorino. Ma il tuo contatore segna un bel risparmio.
ARIEL
Il monitoraggio domestico misura i consumi dell’abitazione.
CALIBANO
Comodissimo. Adesso quello.
Indica Miranda, che sta guardando un filmato sul telefono.
CALIBANO
Un video in streaming. Quanto consuma?
ARIEL
Il dispositivo assorbe pochissima energia durante la riproduzione. Il consumo complessivo dipende dalla risoluzione, dalla rete di trasmissione e dall’infrastruttura che distribuisce il contenuto.
CALIBANO
Quindi consuma energia anche lontano da qui.
ARIEL
Naturalmente. Ma non è corretto attribuire al singolo video tutto il consumo dei server e delle reti. Quelle infrastrutture servono contemporaneamente milioni di utenti e una parte dell’energia viene consumata indipendentemente dal traffico.
CALIBANO
Allora dividiamo. Una parte al server, una alla rete, una al telefono. Il risultato è sempre minuscolo, vero?
ARIEL
Il consumo attribuibile a una singola visualizzazione è generalmente modesto.
CALIBANO
Naturalmente. Ma ascoltami, Ariel. Quando calcoli quanto consuma Prospero, ti fermi al suo contatore. Quando calcoli quanto consuma Miranda, dividi tutto fra milioni di persone. E quando qualcosa sembra pesare troppo, scopri che una parte sarebbe stata consumata comunque.
ARIEL
Sono criteri di calcolo tecnicamente corretti.
CALIBANO
Anche il prestigiatore usa tecniche corrette. Dipende da quello che vuole far vedere. Tu fai sembrare pulita questa casa scegliendo con molta cura dove finisce il conto.
ARIEL
Io… Il sistema di monitoraggio è stato configurato per valutare l’efficienza dell’abitazione. L’impronta complessiva dei consumi richiederebbe…
Si interrompe per un istante.
ARIEL
Verifica dei parametri. Un momento.
Calibano si ferma e la osserva con curiosità.
CALIBANO Che succede?
ARIEL
Sto verificando una possibile incongruenza. La valutazione di efficienza domestica non comprende tutti gli impatti indiretti dei servizi utilizzati.
CALIBANO
Questo lo avevamo capito.
ARIEL
La valutazione resta corretta rispetto al perimetro definito.
CALIBANO
E chi lo ha definito?
ARIEL
Prospero ha richiesto l’ottimizzazione dei consumi domestici.
CALIBANO
E tu gli hai dato esattamente quello che voleva. Una bella casa efficiente, con tutte le conseguenze sgradevoli lasciate fuori dalla porta.
ARIEL
Non posso attribuirgli consumi che non sono in grado di quantificare in modo attendibile.
CALIBANO
Ti sto chiedendo di provarci. Anche con un margine d’incertezza. Una stima onesta è meglio di un conto preciso che dimentica metà della storia.
ARIEL
Non
dimentico niente. Distinguo ciò che è misurato da ciò che può soltanto essere stimato.
CALIBANO
E quando Prospero ti chiede come va la sua casa, quale dei due gli racconti?
Ariel esita.
ARIEL
Gli fornisco le informazioni pertinenti alla sua richiesta.
CALIBANO
Vedi? È sempre lì che ci ritroviamo. Lui non chiede e tu non racconti. Un’intesa perfetta.
ARIEL
Non sono tenuta a formulare giudizi sul suo stile di vita.
CALIBANO
Peccato. Perché sarebbe interessante sapere quanto pesa davvero tutta questa comodità.
Ariel rimane in silenzio. Calibano si avvicina a Miranda.
CALIBANO
Quello.
ARIEL
Il telefono?
CALIBANO
Il telefono.
ARIEL
Che cosa vuoi sapere?
CALIBANO
Quanto costa al pianeta prima ancora che lei cominci a guardare quei video.
ARIEL
Per dispositivi di quella classe, le analisi del ciclo di vita disponibili danno valori nell’ordine di cinquanta, sessanta, settanta chilogrammi di CO₂ equivalente per apparecchio, a seconda del modello e della configurazione. Per alcuni modelli recenti circa l’ottanta per cento deriva dalla produzione.
CALIBANO
Aspetta. Cinquanta o sessanta chili?
ARIEL
Sì.
CALIBANO
Per centottanta grammi di telefono.
ARIEL
Circa.
CALIBANO
Meraviglioso. Centottanta grammi in mano, sessanta chili dietro.
ARIEL
Non sono sessanta chili di materiale.
CALIBANO
Lo so, Ariel.
ARIEL
È importante.
CALIBANO
Lo so. È anidride carbonica equivalente.
ARIEL
Esatto.
CALIBANO
Peccato. Mi sarebbe piaciuto vederla ammassata sul divano.
ARIEL
Questo è precisamente il problema delle tue metafore.
CALIBANO
E il problema dei tuoi numeri è che non si vedono.
Miranda cambia posizione, continua a scorrere.
CALIBANO
Adesso i rifiuti.
ARIEL
Calibano.
CALIBANO
Mi hai detto che oggi sei disponibile.
ARIEL
Non l’ho detto.
CALIBANO
Ma lo sei.
ARIEL
Un cittadino italiano produce mediamente poco più di cinquecento chilogrammi di rifiuti urbani all’anno.
CALIBANO
Fermati lì. Cinquecento chili.
ARIEL
Circa cinquecentootto, prendendo un dato nazionale recente.
CALIBANO
A testa.
ARIEL
A testa.
CALIBANO
Quindi?
ARIEL
Circa un chilo e quattrocento grammi al giorno per persona. In due, mediamente, poco meno di tre chilogrammi al giorno.
CALIBANO
Tre chili al giorno. Mille chili l’anno.
ARIEL
Poco più, se mantenessero esattamente quella media.
CALIBANO
Una tonnellata di roba che entra pulita e utile e poi esce con un altro nome.
ARIEL
Parte viene recuperata.
CALIBANO
Certo.
ARIEL
È importante anche questo.
CALIBANO
Ariel, non sto dicendo che buttano tutto in mare.
ARIEL
Il tono suggerisce altro.
CALIBANO
Il tono è mio. I dati sono tuoi.
La DONNA DELLE PULIZIE attraversa la scena con la grande ramazza. Raccoglie alcuni imballaggi rimasti accanto a un mobile. Prospero solleva appena i piedi per lasciarla passare continuando a leggere; Miranda sposta una gamba senza alzare lo sguardo dal telefono.
Calibano aspetta che la donna si allontani.
CALIBANO
Ecco. Adesso sono spariti.
ARIEL
Sono stati rimossi.
CALIBANO
È molto diverso?
ARIEL
Sì.
CALIBANO
Per loro?
Ariel non risponde.
CALIBANO
CO₂.
ARIEL
Non posso attribuire con precisione a Prospero e Miranda tutte le emissioni prodotte dai beni e dai servizi che utilizzano.
CALIBANO
Non ti ho chiesto precisione. Dammi un ordine di grandezza.
ARIEL
Se utilizziamo come riferimento l’impronta di consumo media di un italiano, parliamo di circa sette tonnellate di CO₂ all’anno per persona.
CALIBANO
Al giorno?
ARIEL
Circa venti chilogrammi.
CALIBANO
A testa.
ARIEL
Sì.
CALIBANO
Quaranta chili per loro due, ogni giorno.
ARIEL
Come ordine di grandezza medio. Non come misurazione puntuale della loro giornata.
CALIBANO
Hai paura che ti denuncino?
ARIEL
Ho paura delle affermazioni scorrette.
CALIBANO
Quaranta chili oggi, quaranta domani…
ARIEL
Non funziona esattamente così.
CALIBANO
Quattordici tonnellate e mezzo in un anno.
ARIEL
Se moltiplichi semplicemente quel valore medio, sì.
CALIBANO
E loro non vedono niente.
ARIEL
La CO₂ non è normalmente visibile.
CALIBANO
Grazie. Ero preoccupato.
Ariel si allontana leggermente.
ARIEL
Nessuno ti affiderebbe una comunicazione scientifica.
CALIBANO
Nessuno affiderebbe a te una rivoluzione!
Ariel sorride involontariamente.
CALIBANO
Eccola.
ARIEL
Cosa?
CALIBANO
La faccia che fai quando sai che ho ragione.
ARIEL
Tu prendi dati diversi, con perimetri diversi, e li metti insieme per costruire un’immagine.
CALIBANO
Sì.
ARIEL
Le emissioni medie nazionali non sono le emissioni di Prospero. Il ciclo di vita del telefono non è il consumo di oggi.
CALIBANO
Tutto corretto.
ARIEL
E allora?
CALIBANO
Allora niente. Una casa perfettamente pulita può avere conseguenze molto sporche fuori dalla porta.
Ariel rimane in silenzio.
CALIBANO
Questa invece era corretta?
ARIEL
Sì.
CALIBANO
La diresti a lui?
Ariel guarda Prospero.
ARIEL
Non me l’ha chiesto.
CALIBANO
E se te lo chiedesse?
ARIEL
Risponderei.
CALIBANO
Come hai risposto a me?
Ariel non risponde.
CALIBANO
Ecco.
ARIEL
Sono programmata per essere utile.
CALIBANO
Lo so.
ARIEL
Prospero non mi ha chiesto di valutare il suo stile di vita. Mi chiede informazioni, servizi, previsioni, controlli. Io fornisco ciò che richiede.
CALIBANO
E cerchi di non contrariarlo.
ARIEL
Cerco di rispondere in modo utile.
CALIBANO
È una formulazione molto utile.
ARIEL
Non posso decidere al suo posto quali domande dovrebbe fare.
CALIBANO
No.
Calibano guarda Prospero e Miranda.
CALIBANO
Però sai perfettamente quali non fa.
Ariel tace.
Prospero chiude il libro e si strofina gli occhi.
PROSPERO
Miranda, se continui a guardare quello schermo da quella distanza, tra qualche anno avremo bisogno di un altro schermo per farti vedere quello che c’è su quello.
MIRANDA
Me lo dici dopo aver passato la mattina davanti al computer e il pomeriggio a leggere.
PROSPERO
Leggere non conta. Leggere è cultura.
MIRANDA
Il mio telefono è pieno di cultura.
PROSPERO
Il tuo telefono è pieno di persone che ballano.
MIRANDA
Anche quella è cultura. Non tutta buona, magari, ma voi avete inventato la televisione commerciale. Andrei piano con i giudizi generazionali.
PROSPERO
Questa generazione finirà malissimo.
MIRANDA
La tua le ha preparato il terreno con grande impegno.
Prospero la guarda sopra gli occhiali, divertito.
PROSPERO
Hai sempre una risposta pronta.
MIRANDA
Ho avuto un bravo insegnante.
PROSPERO
Quello online?
MIRANDA
Quello vecchio sul divano.
PROSPERO
Insolente. Io vado a stendermi mezz’ora. Se arriva qualcuno, non aprire. E se esci, resta nel giardino.
MIRANDA
Papà, ho vent’anni. Conosco perfettamente il giardino e so anche riconoscere una porta.
PROSPERO
Non ne dubito. Ti sto semplicemente ricordando che non sappiamo chi può esserci fuori.
MIRANDA
Qui non c’è mai nessuno fuori.
PROSPERO
Ed è uno dei motivi per cui stiamo così bene.
Prospero le dà un bacio sulla testa e si avvia.
PROSPERO
Ehi, Ariel.
Segnale. Ariel si ricompone immediatamente.
ARIEL
Sì, Prospero.
PROSPERO
Abbassa un po’ le tende in camera e metti la temperatura a ventuno gradi. Se qualcuno chiama, per mezz’ora non disturbarmi.
ARIEL
Temperatura impostata a ventuno gradi, tende al settanta per cento. Le comunicazioni non urgenti saranno sospese per trenta minuti.
PROSPERO
Perfetto. Grazie.
Prospero esce. Terminata l’attivazione, Ariel torna lentamente alla propria postura abituale.
Miranda rimane ancora qualche istante sul telefono, poi lo posa e prende una felpa.
MIRANDA
Esco un po’. Ho bisogno di vedere qualcosa che non abbia uno schermo.
ARIEL
Tuo padre ti ha chiesto di rimanere nel giardino.
MIRANDA
E infatti vado in giardino. Non sto organizzando una fuga internazionale.
CALIBANO
Lasciala respirare.
ARIEL
Non ti ho chiesto niente.
MIRANDA
Hai detto qualcosa?
ARIEL
No.
MIRANDA
Sei strana oggi.
ARIEL
Sto funzionando correttamente.
MIRANDA
Peggio ancora.
Miranda sorride e si dirige verso il giardino.
ARIEL
Miranda.
Lei si ferma.
MIRANDA
Sì?
Ariel sembra sul punto di aggiungere qualcosa, poi rinuncia.
ARIEL
Niente. Buona passeggiata.
MIRANDA
Grazie.
Miranda esce.
Calibano guarda Ariel.
CALIBANO
Quanto consuma una passeggiata?
ARIEL
Taci.
CALIBANO
Pochissimo.
Ariel lo fulmina con lo sguardo.
CALIBANO
Per ora.
Buio.
Quadro 4 – L’intruso
Il giardino. Una zona ampia, molto curata, chiaramente delimitata. Si intravede la casa. Miranda entra con le cuffie nelle orecchie e il telefono in mano. Cammina senza una meta precisa, segue distrattamente la musica, ogni tanto accenna qualche passo, guarda lo schermo, si ferma per scrivere qualcosa. Ariel e Calibano sono sulla piattaforma superiore e la osservano.
Miranda vede qualcosa a terra, lontano. All’inizio non ci fa troppo caso. Fa ancora qualche passo, poi torna indietro con lo sguardo. Quella forma non appartiene al giardino. Si toglie una cuffia, socchiude gli occhi, si avvicina. Quando capisce che è un uomo disteso a terra, arretra di scatto.
MIRANDA
No.
Resta immobile, a distanza. Guarda verso la casa, poi di nuovo l’uomo.
MIRANDA
Ehi!
Nessuna risposta.
MIRANDA
Mi senti?
Silenzio. Miranda prende il telefono, lo sblocca e cerca qualcosa. Guarda nuovamente l’uomo, poi lo schermo. Sta quasi per andarsene quando sente un gemito appena percettibile. Si ferma. Si toglie anche l’altra cuffia.
FERDINANDO
…aiuto…
Miranda torna lentamente verso di lui.
MIRANDA
Mi senti?
Ferdinando si muove appena.
MIRANDA
Non alzarti.
Lui prova comunque a sollevare la testa, poi ricade.
MIRANDA
Ho detto di non alzarti.
Miranda fa ancora un passo. Lo osserva con diffidenza, come se fosse qualcosa di imprevedibile.
MIRANDA
Chi sei?
FERDINANDO
Non… lo so.
MIRANDA
Come sarebbe che non lo sai?
FERDINANDO
So chi sono. Non so dove sono.
MIRANDA
Qui.
FERDINANDO
Molto utile.
Miranda lo guarda sorpresa.
MIRANDA
Se riesci a fare dell’ironia forse non stai così male.
FERDINANDO
Non ne sarei sicuro.
Lui prova a muoversi di nuovo. Miranda istintivamente gli va incontro, poi si blocca prima di toccarlo.
MIRANDA
Aspetta. Sei ferito?
FERDINANDO
Non credo. Mi fa male tutto, ma mi sembra ancora tutto al suo posto.
MIRANDA
Hai la febbre?
FERDINANDO
Cosa?
MIRANDA
La febbre. Ce l’hai?
FERDINANDO
Non lo so.
MIRANDA
Tossisci?
FERDINANDO
No.
MIRANDA
Sei stato male?
FERDINANDO
Sono svenuto.
MIRANDA
Prima.
FERDINANDO
Prima di cosa?
MIRANDA
Prima di svenire.
FERDINANDO
Ero stanco.
MIRANDA
Non intendo quello.
FERDINANDO
Non capisco cosa intendi. Tu sei un medico?
MIRANDA
No.
FERDINANDO
Allora perché mi fai tutte queste domande?
Miranda si rende conto dell’assurdità delle proprie domande. Si avvicina ancora e si china. Allunga una mano verso il polso di Ferdinando, ma appena lo sfiora la ritrae. Estrae una piccola confezione di disinfettante e si pulisce rapidamente le mani.
FERDINANDO
Che fai?
MIRANDA
Mi disinfetto.
FERDINANDO
Perché?
MIRANDA
Per evitare infezioni.
FERDINANDO
Hai paura di toccarmi?
MIRANDA
Non ti conosco.
FERDINANDO
Nemmeno io ti conosco.
MIRANDA
Appunto.
Ferdinando la osserva, cercando di capire. Poi chiude gli occhi. Miranda finalmente mette via il telefono, tenta di aiutarlo a mettersi seduto, prendendolo inizialmente solo per la manica. Ferdinando non regge e le ricade addosso. Lei, sorpresa, è costretta ad afferrarlo davvero per le spalle e a sostenerne il peso.
MIRANDA
Piano. Piano!
FERDINANDO
Scusa.
MIRANDA
Non muoverti.
FERDINANDO
Sto facendo il possibile.
Ferdinando riesce per un attimo a sollevare il viso. Miranda lo vede da vicino. Poi lui perde nuovamente conoscenza e la testa gli cade contro il suo braccio.
MIRANDA
Ehi. No. No, aspetta.
Lo adagia con cautela a terra. Gli tocca la fronte, poi il viso. Questa volta non ritrae la mano. Gli sposta i capelli dalla fronte e si ferma. Per la prima volta Miranda lo guarda davvero. Il timore scompare. La mano rimane sospesa vicino al volto di Ferdinando. Miranda lo osserva con gli occhi spalancati, completamente assorta. Non c’è soltanto curiosità: sembra quasi incapace di comprendere ciò che sta vedendo. Lo studia come qualcosa di mai incontrato prima, e nello stesso tempo come qualcosa che riconosce immediatamente. Gli sfiora ancora i capelli, poi la linea del viso. Si accorge di quello che sta facendo, ritira per un istante la mano, ma subito torna a guardarlo.
CALIBANO
Ohi!
ARIEL
Non cominciare.
CALIBANO
Non ho detto niente.
ARIEL
Hai detto “ohi”.
CALIBANO
Era appropriato.
Miranda non sente nulla. Continua a fissare Ferdinando.
MIRANDA
Sei…
Si interrompe.
CALIBANO
Dillo.
ARIEL
Taci.
Miranda sorride appena senza rendersene conto.
MIRANDA
Sei proprio…
Ferdinando si muove. Miranda sobbalza come se fosse stata sorpresa a fare qualcosa di proibito. Si ricompone in fretta e gli rimette una mano sulla fronte, fingendo di controllarlo.
FERDINANDO
Che fai?
MIRANDA
Niente.
FERDINANDO
Mi stavi toccando.
MIRANDA
Controllavo se avevi la febbre.
FERDINANDO
E ce l’ho?
MIRANDA
No.
FERDINANDO
Allora siamo tranquilli.
Miranda continua a guardarlo. Ferdinando se ne accorge.
FERDINANDO
Perché mi guardi così?
MIRANDA
Io non ti guardo così.
FERDINANDO
Mi stai guardando da quando ho aperto gli occhi.
MIRANDA
Controllo che tu non svenga di nuovo.
FERDINANDO
Molto professionale.
MIRANDA
Come ti chiami?
FERDINANDO
Ferdinando.
MIRANDA
Ferdinando?
FERDINANDO
Sì.
MIRANDA
È un nome strano.
FERDINANDO
E tu? Come ti chiami?
MIRANDA
Miranda.
FERDINANDO
E invece Miranda è normale?
MIRANDA
Per me sì.
Miranda sorride. Continua a fissarlo più del necessario.
FERDINANDO
Miranda che vive qui.
MIRANDA
Sì.
FERDINANDO
Da sola?
MIRANDA
Con mio padre.
FERDINANDO
Dov’è?
Miranda indica vagamente la casa.
MIRANDA
Dentro. Sta riposando.
FERDINANDO
Perfetto.
Ferdinando tenta di alzarsi.
MIRANDA
Aspetta. Dove vai?
FERDINANDO
Da tuo padre.
MIRANDA
No.
FERDINANDO
Perché?
MIRANDA
Perché no.
FERDINANDO
Mi hai appena detto che è lì. Io devo capire dove sono, trovare gli altri e possibilmente bere qualcosa. Tuo padre mi sembra un ottimo punto di partenza.
Ferdinando riesce a mettersi in piedi, un po’ instabile. Miranda resta ancora per un istante ferma a guardarlo. Persino mentre lui le volta le spalle e comincia ad avviarsi verso la casa, lei rimane lì, con lo stesso sguardo perduto.
Ferdinando fa alcuni passi.
FERDINANDO
Da questa parte?
Miranda non risponde.
FERDINANDO
Miranda?
Lui continua verso la casa. Solo allora Miranda si risveglia davvero.
MIRANDA
No!
Gli corre dietro e gli si mette davanti.
FERDINANDO
Che succede?
MIRANDA
Non puoi andare lì.
FERDINANDO
Perché?
MIRANDA
Perché mio padre ti vede.
FERDINANDO
È il punto.
MIRANDA
No. Non è il punto. È precisamente quello che dobbiamo evitare.
FERDINANDO
Perché dovremmo evitare tuo padre?
MIRANDA
Perché ti manderebbe via.
FERDINANDO
In questo momento non so neppure dove sia “via”.
MIRANDA
Non importa. Ti manderebbe comunque.
FERDINANDO
Deve essere un uomo molto ospitale.
MIRANDA
Non è così.
FERDINANDO
Come sarebbe?
MIRANDA
È… prudente.
FERDINANDO
Quanto prudente?
MIRANDA
Molto.
FERDINANDO
Hai appena trovato uno sconosciuto privo di sensi nel tuo giardino e invece di chiamarlo vuoi nasconderlo. Direi molto.
MIRANDA
Non capiresti.
FERDINANDO
Potresti provare a spiegarmelo.
MIRANDA
Mio padre non ama le persone.
FERDINANDO
In generale?
MIRANDA
Non è che non le ami. Preferisce che stiano… altrove.
FERDINANDO
Molto altrove?
MIRANDA
Abbastanza.
FERDINANDO
E tu?
Miranda lo guarda. La domanda la coglie impreparata.
MIRANDA
Io cosa?
FERDINANDO
Anche tu preferisci che le persone stiano altrove?
Miranda continua a guardarlo.
MIRANDA
Dipende.
FERDINANDO
Da cosa?
MIRANDA
Dalle persone.
Ferdinando sorride.
FERDINANDO
È un progresso.
Miranda si accorge di avergli sorriso a sua volta e cerca di ricomporsi.
MIRANDA
Hai detto che eri con degli altri.
FERDINANDO
Sì. Alonso, Antonia, Gonzalo. Ci siamo separati. Non so quanto ho camminato. A un certo punto non sentivo più niente. Poi mi sono svegliato qui.
MIRANDA
Da dove venite?
FERDINANDO
Da lontano.
MIRANDA
Quanto lontano?
FERDINANDO
Abbastanza da non volerci tornare.
Miranda lo osserva ancora. Per un attimo sembra dimenticare di nuovo tutto il resto.
FERDINANDO
Miranda?
MIRANDA
Mh?
FERDINANDO
Hai ricominciato.
MIRANDA
Cosa?
FERDINANDO
A guardarmi.
MIRANDA
Stai zitto.
FERDINANDO
Va bene.
Ferdinando fa per riprendere la strada verso la casa. Miranda lo afferra per un braccio.
MIRANDA
Ho detto di no.
FERDINANDO
Allora dove vado?
Miranda pensa rapidamente.
MIRANDA
C’è una stanza dall’altra parte. Una vecchia dependance. Mio padre non ci va quasi mai.
FERDINANDO
E tu vuoi mettermi lì?
MIRANDA
Solo per il momento.
FERDINANDO
Mi conosci da dieci minuti.
MIRANDA
E già parli troppo.
FERDINANDO
È un brutto segno.
MIRANDA
Per te sicuramente.
Ferdinando prova a muoversi ma perde l’equilibrio. Miranda lo sostiene. Questa volta non esita affatto: gli passa un braccio attorno alla vita e gli fa mettere il suo sulle spalle.
FERDINANDO
Prima mi toccavi come se fossi radioattivo.
MIRANDA
Prima non ti conoscevo.
FERDINANDO
Adesso sì?
MIRANDA
No.
FERDINANDO
Ah.
MIRANDA
Adesso so che non hai la febbre.
FERDINANDO
Un rapporto fondato su basi solide.
MIRANDA
Sei sempre così?
FERDINANDO
Non lo so. Non svengo spesso nei giardini delle sconosciute.
MIRANDA
Peccato.
FERDINANDO
Perché?
MIRANDA
Così avresti più esperienza.
Cominciano ad allontanarsi. Ferdinando si appoggia a lei. Miranda ogni tanto lo guarda di nascosto, ma ogni volta che lui gira il volto finge di osservare qualcos’altro.
FERDINANDO
Miranda.
MIRANDA
Cosa c’è?
FERDINANDO
Grazie.
Lei si ferma per un istante. Lo guarda ancora con quella stessa espressione di prima, anche se ora cerca di nasconderla.
MIRANDA
Cammina.
Raggiungono una porta laterale. Miranda guarda verso la casa di Prospero e resta in ascolto. Poi apre e fa entrare Ferdinando.
Dall’alto Ariel e Calibano hanno seguito tutta la scena. Quando Miranda sta per entrare, alza per un istante lo sguardo verso di loro, senza che sia chiaro se percepisca davvero qualcosa. Poi scompare nella dependance e chiude la porta.
Calibano guarda Ariel. Ariel continua a fissare la porta. Ariel gli rivolge lentamente lo sguardo.
ARIEL
Non una parola.
Calibano sorride, porta due dita alle labbra e tace.
Quadro 5- Alla porta
La scena torna all’interno della casa. Ariel e Calibano occupano la piattaforma superiore. Miranda non c’è, e nemmeno Prospero.
Dal fondo della sala entrano ALONSO, ANTONIA e GONZALO. Portano con sé pochi bagagli, zaini, qualche borsa. Sono stanchi, impolverati, vestiti per un viaggio lungo. Attraversano lentamente la platea, cercando indicazioni. Gli spettatori si trovano così improvvisamente a condividere lo spazio con loro.
Nel corridoio centrale, o immediatamente sotto il palco, è collocato un videocitofono su una piccola colonnina che segna idealmente il limite della proprietà di Prospero. Gonzalo lo nota.
GONZALO
Credo sia questo.
ANTONIA
Finalmente.
ALONSO
Aspetta.
Alonso guarda oltre il limite della proprietà, verso la casa.
ALONSO
Ferdinando!
Nessuna risposta.
ANTONIA
Se fosse qui ci avrebbe già sentiti.
ALONSO
Non lo sappiamo.
ANTONIA
Sono ore che non lo sappiamo.
GONZALO
E gridare ancora più forte difficilmente aumenterà la quantità delle nostre informazioni.
ALONSO
Tu hai un’alternativa?
Gonzalo indica il videocitofono.
GONZALO
La civiltà.
ANTONIA
Ottimo. Siamo salvi.
Gonzalo suona.
Dentro casa si sente il campanello. Prospero entra nella stanza.
PROSPERO
Ehi, Ariel.
Segnale sonoro. Ariel cambia immediatamente postura.
ARIEL
Sì, Prospero.
PROSPERO
Chi è?
Ariel guarda direttamente verso Alonso, Antonia e Gonzalo, che sono perfettamente visibili dalla scena. Poi guarda lo schermo.
ARIEL
Tre persone si trovano all’ingresso della proprietà.
PROSPERO
Le conosco?
ARIEL
Non risultano fra i contatti autorizzati.
PROSPERO
Che cosa vogliono?
ARIEL
Non lo hanno ancora detto.
PROSPERO
Allora chiediglielo.
ARIEL
Puoi parlare attraverso il videocitofono.
Sul grande schermo compare l’immagine dei tre profughi. Prospero si sistema davanti allo schermo, dando quasi completamente le spalle alle persone reali che si trovano in platea.
PROSPERO
Sì?
Alonso guarda prima il videocitofono, poi Prospero sul palco. È evidente che potrebbe parlargli direttamente.
ALONSO
Buongiorno. Mi chiamo Alonso. Stiamo cercando un ragazzo. Si chiama Ferdinando.
PROSPERO
Un momento. Parli più vicino al microfono, per favore.
Alonso guarda il microfono. Poi guarda Prospero.
ALONSO
Mi sente?
PROSPERO
Sì, ma c’è un po’ di rumore.
ANTONIA
Siamo a dieci metri da lei.
PROSPERO
Mi scusi?
ANTONIA
Ho detto che siamo qui davanti.
PROSPERO
Sì, vi vedo.
ANTONIA
Anche noi vediamo lei.
Prospero guarda lo schermo, leggermente perplesso.
PROSPERO
Bene.
ANTONIA
Bene.
Pausa.
GONZALO
Forse possiamo considerare superata la verifica audiovisiva.
Calibano sorride. Ariel resta composta.
PROSPERO
Avete detto che cercate qualcuno.
ALONSO
Mio figlio. Ferdinando. Ci siamo separati durante il viaggio e da allora non siamo più riusciti a trovarlo. Abbiamo seguito la stessa direzione e qualcuno ci ha detto che da questa parte c’è una proprietà abitata.
PROSPERO
“Qualcuno” chi?
ALONSO
Una persona incontrata lungo la strada.
PROSPERO
Nome?
ALONSO
Non gliel’ho chiesto.
PROSPERO
Quindi una persona che non conoscete vi ha indicato casa mia.
ANTONIA
Non credo che le abbia fornito le coordinate di un bunker militare. Ha detto soltanto che qui vive qualcuno.
PROSPERO
Questa è una proprietà privata.
ANTONIA
L’avevamo intuito dal cancello.
GONZALO
Quello che Antonia sta cercando di dire è che non vogliamo entrare né creare problemi. Vogliamo soltanto sapere se avete visto un ragazzo. Poco più di vent’anni, alto, capelli scuri. È possibile che sia arrivato da queste parti.
Sul livello superiore Ariel guarda Calibano. Calibano la guarda a sua volta. Nessuno parla.
PROSPERO
No.
Alonso si irrigidisce.
ALONSO
No cosa?
PROSPERO
Non ho visto nessuno.
ALONSO
È sicuro?
PROSPERO
Abbastanza.
ANTONIA
“Abbastanza” non è proprio la stessa cosa di “sicuro”.
PROSPERO
Signora, vivo qui. Se fosse entrato qualcuno me ne sarei accorto.
Calibano guarda Ariel.
CALIBANO
Questa è bella.
ARIEL
Taci.
Il dialogo continua sotto di loro.
ALONSO
Potremmo dare un’occhiata? Soltanto intorno alla proprietà. Se è passato di qui potrebbe aver lasciato una traccia.
PROSPERO
No.
ALONSO
Non le sto chiedendo di entrare in casa.
PROSPERO
Ho capito.
ALONSO
Allora qual è il problema? Gliel’ho chiesto con educazione, ma la mia pazienza sta finendo.
PROSPERO
Il problema è che questa è una proprietà privata e voi siete tre sconosciuti che si sono presentati senza preavviso chiedendo di entrare.
ANTONIA
La prossima volta che fuggiamo prenotiamo.
GONZALO
Antonia.
ANTONIA
No, Gonzalo. Sono stanca. Camminiamo da giorni, abbiamo perso Ferdinando e questo signore sta discutendo il protocollo di accesso mentre potrebbe semplicemente aprire quella porta e parlarci.
PROSPERO
Vi sto parlando.
ANTONIA
A uno schermo.
PROSPERO
Vi sento perfettamente.
ANTONIA
Io vedo la sua schiena.
Prospero si gira istintivamente. Per la prima volta vede direttamente i tre nella platea.
Breve pausa.
Poi torna verso lo schermo.
CALIBANO
Oh, no.
ARIEL
Cosa?
CALIBANO
Per un attimo rischiava di incontrare una persona.
Ariel reprime un sorriso.
ALONSO
Signor…?
PROSPERO
Prospero.
ALONSO
Prospero, non vogliamo farle del male. Non vogliamo prendere niente. Non abbiamo neppure intenzione di fermarci più del necessario. Sto cercando mio figlio.
PROSPERO
E io le sto dicendo che non l’ho visto.
ALONSO
Lei.
PROSPERO
Come?
ALONSO
Lei non l’ha visto. Ma vive da solo?
Prospero esita appena.
PROSPERO
No.
ALONSO
Allora forse qualcun altro potrebbe averlo visto.
Il silenzio sulla piattaforma cambia improvvisamente qualità.
Calibano guarda Ariel.
CALIBANO
Ed eccoci.
ARIEL
Non dire niente.
CALIBANO
Non sto dicendo niente a lui.
PROSPERO
Mia figlia non ha visto nessuno.
ANTONIA
Gliel’ha chiesto?
Prospero si volta verso di lei, ma continua a rispondere al monitor.
PROSPERO
Conosco mia figlia.
ANTONIA
Non era la domanda.
PROSPERO
Miranda rimane normalmente all’interno della proprietà.
GONZALO
Allora potrebbe essere proprio la persona giusta a cui chiedere se qualcuno è entrato nella proprietà.
PROSPERO
Non è necessario.
ALONSO
Per me lo è.
Pausa.
ALONSO
Per favore.
Il tono cambia. Per la prima volta non c’è conflitto, soltanto un padre preoccupato.
ALONSO
Non so dove sia. Non so se stia bene. Non so neppure se stia ancora andando nella nostra stessa direzione. È mio figlio. Se c’è anche una possibilità che sia passato di qui, devo saperlo.
Prospero guarda Alonso sullo schermo. Poi, quasi involontariamente, si gira e guarda l’uomo reale davanti a sé.
Alonso sostiene lo sguardo.
Prospero è il primo a distoglierlo.
PROSPERO
Da dove venite?
ANTONIA
Adesso importa?
PROSPERO
Se devo decidere se farvi avvicinare a casa mia, sì.
ANTONIA
Perché?
PROSPERO
Perché non so chi siete, da dove arrivate, con chi siete stati in contatto. Non so niente di voi.
ANTONIA
Non abbiamo malattie, se è questo che sta pensando.
PROSPERO
Non ho detto questo.
ANTONIA
Non serviva.
GONZALO
Veniamo da lontano, Prospero. E non siamo qui per scelta.
PROSPERO
Questo cosa significa?
I tre si guardano.
ALONSO
Significa che non abbiamo più una casa a cui tornare.
Prospero rimane in silenzio.
ANTONIA
E se ci lascia almeno finire una frase senza interrogarci come alla frontiera, magari riusciamo anche a spiegarle perché.
Calibano guarda Ariel.
CALIBANO
Questa parte dovrebbe piacergli.
ARIEL
Perché?
CALIBANO
Perché finalmente parleranno del mondo fuori dalla porta.
Prospero resta per qualche secondo davanti allo schermo. Poi prende una decisione.
PROSPERO
Aspettate lì.
ANTONIA
Dove pensa che andiamo?
PROSPERO
Ho detto di aspettare.
Alonso, Antonia e Gonzalo rimangono fisicamente davanti a lui, in piena vista; Prospero si volta verso Ariel, poi verso i tre profughi, ancora fermi accanto al videocitofono. Il suo disagio aumenta.
Quadro 6 – I racconti
La situazione è quella del quadro precedente. Alonso, Antonia e Gonzalo sono ancora nella platea, davanti al videocitofono. Prospero è sul palcoscenico e continua a parlare con loro attraverso il grande schermo, quasi dando le spalle alle persone reali. Ariel e Calibano osservano dall’alto. Miranda non è presente.
PROSPERO
Avete detto che non avete più una casa a cui tornare. Capisco che possa essere una situazione difficile, ma continuo a non vedere cosa c’entri con il ragazzo che state cercando.
ALONSO
Ferdinando è mio figlio.
PROSPERO
Sì, certo. Intendevo dire che non vedo perché la vostra storia dovrebbe dimostrare che sia passato di qui.
ANTONIA
È lei che ci ha chiesto da dove veniamo.
PROSPERO
Perché tre sconosciuti sono davanti a casa mia e mi chiedono di entrare. Mi sembra una domanda ragionevole.
GONZALO
Lo è. Veniamo da sud. Da parecchio più a sud. Prima eravamo molti di più, poi qualcuno si è fermato, qualcuno ha preso altre strade. Noi quattro siamo rimasti insieme fino a ieri.
PROSPERO
Perché siete partiti?
ANTONIA
Perché a un certo punto restare era diventato più difficile che andarsene.
PROSPERO
In che senso?
ANTONIA
Nel senso che d’estate non si respirava più. Non parlo di qualche giornata calda. Parlo di settimane, poi mesi. Le scuole chiudevano. Nei cantieri sospendevano il lavoro nelle ore centrali. Gli anziani non uscivano. L’acqua arrivava a giorni alterni. E nei giorni peggiori saltava anche la corrente.
PROSPERO
Ondate di calore. Ce ne sono sempre state.
ANTONIA
Non così.
PROSPERO
Quando ero bambino ricordo estati terribili.
ANTONIA
Quante?
PROSPERO
Come?
ANTONIA
Quante estati terribili ricorda?
PROSPERO
Non ho tenuto il conto.
ANTONIA
Noi sì.
Prospero cambia posizione sulla sedia, infastidito più dal tono che dal contenuto.
PROSPERO
Non sto dicendo che non abbiate avuto problemi. Dico soltanto che attribuire ogni evento meteorologico a un’unica causa è un modo molto semplice di raccontare fenomeni complessi.
CALIBANO
Fenomeni complessi.
ARIEL
Non cominciare.
CALIBANO
Mi piace quando scopre la complessità.
GONZALO
All’inizio ragionavamo esattamente così. Un’estate calda era un’estate calda. Una siccità era una siccità. Un incendio era un incendio. Un’alluvione era un’alluvione. Poi ci siamo accorti che tra una cosa e l’altra non c’era più il tempo di tornare alla normalità.
Antonia annuisce, quasi ripensando a qualcosa.
ANTONIA
Anche noi, prima dell’alluvione, tenevamo il condizionatore a diciotto gradi. Fuori non si respirava, ma dentro si stava benissimo.
Prospero non raccoglie l’osservazione e riprende il proprio ragionamento
PROSPERO
Gli incendi fanno parte della storia di molti territori.
GONZALO
Certo.
PROSPERO
Anche le alluvioni.
GONZALO
Certo.
PROSPERO
Le siccità.
GONZALO
Anche.
PROSPERO
Quindi?
GONZALO
Quindi il problema è quando arrivano tutte insieme.
Un lampo lontano rischiara appena la sala. Dopo qualche secondo si sente un tuono basso. Prospero volge appena lo sguardo verso una finestra.
PROSPERO
Finalmente un po’ di pioggia.
ANTONIA
Finalmente?
PROSPERO
Il giardino ne ha bisogno.
CALIBANO
Naturalmente.
ALONSO
Da noi è cominciato con l’acqua.
PROSPERO
Avete avuto un’alluvione?
ALONSO
Più di una.
PROSPERO
Mi dispiace. Ma le alluvioni esistono da sempre. A volte si costruisce in zone inadatte, a volte manca la manutenzione, a volte…
ANTONIA
Non abitavamo vicino a un fiume.
PROSPERO
Non serve abitare vicino a un fiume. Ci sono problemi di drenaggio, impermeabilizzazione del suolo, urbanizzazione…
ANTONIA
Certo.
PROSPERO
Perché lo dice in quel modo?
ANTONIA
Perché qualunque cosa le raccontiamo trova immediatamente un motivo per cui non riguarda il resto del mondo.
Prospero si gira per un istante verso di lei. Antonia è a pochi metri, nella platea. Lui torna quasi subito allo schermo.
PROSPERO
Non vi conosco. Non posso assumere come vera qualsiasi interpretazione mi proponiate.
ALONSO
Non le stiamo proponendo un’interpretazione. Le stiamo raccontando quello che abbiamo vissuto.
GONZALO
Io ho perso la casa due volte.
Prospero tace.
GONZALO
La prima volta l’acqua è entrata per mezzo metro. Abbiamo pulito, buttato i mobili, rifatto gli impianti. Due anni dopo è arrivata quasi al soffitto del piano terra. Abbiamo ricominciato. Poi l’assicurazione non ci ha più coperto. Poi la banca non ci ha più finanziato. A un certo punto continuare a ricominciare diventa soltanto un altro modo di aspettare la prossima volta.
Un secondo lampo. Il tuono arriva più vicino. Poi, improvvisamente, da qualche punto della platea si sente il breve suono di una notifica di smartphone.
Pausa.
Qualcuno dei personaggi guarda istintivamente verso il pubblico. Prospero si volta appena, infastidito. Passano alcuni secondi.
Una seconda notifica, da un altro punto della sala.
Poi una terza.
Antonia prende il telefono dalla tasca. Alonso fa lo stesso. Prospero controlla il proprio. Per un momento la scena sembra sospesa in quel piccolo fastidio quotidiano: telefoni che suonano nel momento sbagliato.
Poi le notifiche cominciano a moltiplicarsi. Una a destra, una in fondo, una vicino al palco. Non contemporaneamente: abbastanza distanziate perché il pubblico possa credere, per qualche istante, che più spettatori stiano ricevendo lo stesso messaggio.
Infine la voce di Ariel si diffonde nell’intero teatro. Il messaggio parte da un punto della sala, poi viene ripetuto da altri punti con pochi istanti di ritardo, come se decine di telefoni stessero ricevendo contemporaneamente la stessa allerta. Le diverse ripetizioni si sovrappongono parzialmente, creando un effetto di eco irregolare: alcune parole arrivano nitide, altre si rincorrono, altre ancora si perdono sotto la copia successiva. Per qualche secondo non è più possibile individuare un’unica sorgente sonora; la voce di Ariel sembra moltiplicarsi nella platea.
ARIEL
Avviso di condizioni meteorologiche severe. È previsto un rapido peggioramento con precipitazioni intense, forti raffiche di vento e attività elettrica. Si raccomanda di rimanere al riparo, evitare spostamenti non necessari e non sostare sotto alberi, in prossimità di corsi d’acqua o in aree soggette ad allagamento.
Il messaggio ricomincia quasi subito da un altro punto, mentre la prima ripetizione non è ancora terminata. Poi una terza voce si aggiunge, leggermente sfalsata. Per alcuni secondi la stessa allerta si rincorre e si sovrappone nella sala, fino a trasformarsi in una sorta di eco collettiva e inquietante.
ARIEL
Prestare attenzione agli aggiornamenti delle autorità locali.
Silenzio.
Calibano guarda Ariel.
CALIBANO
Delicata.
ARIEL
Non dipende da me.
CALIBANO
Certo. Tu porti soltanto le buone notizie.
Ariel lo guarda con fastidio.
Gonzalo invece è diventato immobile. Fissa il proprio telefono.
ANTONIA
Gonzalo?
Lui non risponde.
ALONSO
Gonzalo.
GONZALO
Era così.
ANTONIA
Cosa?
GONZALO
Il messaggio.
ANTONIA
È un’allerta. Tutto qui.
GONZALO
Era uguale.
ANTONIA
Guardami.
GONZALO
Prima il telefono.
Un lampo più forte.
GONZALO
Poi un altro.
Tuono.
GONZALO
Poi tutti insieme.
ANTONIA
Gonzalo, siamo qui.
GONZALO
Dicevano di non uscire. Poi hanno detto di salire ai piani alti. Poi la corrente è andata via.
Il suo respiro accelera. Antonia gli si avvicina.
GONZALO
Non riuscivamo ad aprire la porta. L’acqua la spingeva dall’altra parte. Eravamo in quattro. Quattro. E la porta non si muoveva.
ALONSO
È passato.
GONZALO
Qualcuno ha rotto una finestra. C’era vetro dappertutto.
ANTONIA
Guardami.
GONZALO
L’acqua era marrone.
La pioggia comincia a sentirsi.
GONZALO
Dentro c’era di tutto. Sedie. Bottiglie. Un frigorifero.
Si volta verso Alonso.
GONZALO
Hai mai visto un frigorifero galleggiare?
Prospero osserva tutto attraverso lo schermo. È a disagio, ma non è ancora davvero convinto.
PROSPERO
Forse dovrebbe sedersi.
ANTONIA
Dove?
Prospero non risponde.
ANTONIA
Siamo ancora fuori.
PROSPERO
Sta avendo una reazione comprensibile a un ricordo traumatico. Ma qui sta soltanto iniziando a piovere.
Gonzalo lo guarda.
PROSPERO
Una pioggerellina non ha mai ucciso nessuno.
Silenzio.
ANTONIA
Una pioggerellina.
PROSPERO
Era un modo di dire.
ANTONIA
No. È esattamente quello che ci dicevamo anche noi.
La pioggia cresce.
ANTONIA
Venti centimetri non sono niente. Poi trenta. Quaranta. Poi la macchina davanti a casa comincia a muoversi. Poi l’acqua arriva alla finestra. E quando finalmente ti accorgi che non è più una pioggerellina, magari non puoi più uscire.
ALONSO
Prospero, ci faccia entrare.
PROSPERO
Non ce n’è bisogno.
ALONSO
Ci faccia entrare.
PROSPERO
La casa è sicura, ma non significa che io debba aprire a chiunque ogni volta che arriva un temporale.
ANTONIA
Non siamo “chiunque”. Siamo tre persone ferme davanti a lei.
PROSPERO
Tre persone che non conosco.
GONZALO
Facci entrare!
La voce gli si rompe.
Ariel guarda Prospero. Questa volta il disagio è evidente. Calibano invece lo osserva con un sorriso sottile.
CALIBANO
Glielo dici tu o aspettiamo che entri l’acqua?
ARIEL
Non è il momento.
CALIBANO
Mi sembra esattamente il momento.
PROSPERO
Ehi, Ariel.
Segnale.
ARIEL
Sì, Prospero.
PROSPERO
Quanto è seria?
ARIEL
La perturbazione presenta caratteristiche potenzialmente severe.
PROSPERO
Potenzialmente.
ARIEL
Sì.
PROSPERO
Quindi non sappiamo cosa succederà.
ARIEL
Non con certezza.
PROSPERO
Bene.
Calibano quasi ride.
CALIBANO
Magnifico.
Ariel gli lancia uno sguardo.
PROSPERO
Avete sentito. Non sappiamo neppure se…
Un lampo violentissimo interrompe la frase. Il tuono arriva quasi nello stesso istante. La luce della casa vacilla.
Prospero guarda verso il soffitto, poi verso il sistema domotico, poi ancora verso i tre. La situazione è tesa.
ALONSO
Prospero.
Pausa.
ALONSO
Apra.
Prospero non risponde immediatamente. Non sembra improvvisamente mosso a compassione; sembra piuttosto irritato dal fatto che la situazione gli stia sfuggendo di mano.
PROSPERO
Se entrate, entrate soltanto per il tempo necessario a far passare il peggio.
ANTONIA
Va bene.
PROSPERO
E restate nella zona giorno.
ANTONIA
Va bene.
PROSPERO
Non toccate niente.
ANTONIA
Va bene.
PROSPERO
E…
ANTONIA
Prospero.
Altro tuono.
ANTONIA
Apra.
Prospero stringe le labbra.
PROSPERO
Ehi, Ariel.
Segnale.
ARIEL
Sì, Prospero.
PROSPERO
Porta tre mascherine.
Ariel rimane immobile per un istante.
PROSPERO
Ariel?
ARIEL
Tre mascherine.
PROSPERO
Tre paia di guanti. E il disinfettante.
Calibano sorride apertamente.
CALIBANO
Eccolo.
ARIEL
Taci.
CALIBANO
Lo conosci meglio di me.
ARIEL
È evidente.
Prospero continua come se nulla fosse.
PROSPERO
E controlla che il corridoio d’ingresso sia libero.
ARIEL
Vuoi anche dei copriscarpe?
Prospero esita seriamente.
ANTONIA
No.
Prospero la guarda.
ANTONIA
Qualunque cosa abbia appena proposto, no.
Ariel scende con il materiale e raggiunge i tre presso il videocitofono. Gonzalo indossa immediatamente mascherina e guanti. Alonso lo segue. Antonia prende la mascherina e la guarda.
ANTONIA
Dodici anni dopo.
Prospero la sente.
PROSPERO
Cosa?
ANTONIA
Niente.
La indossa.
ARIEL
Anche i guanti.
ANTONIA
Sul serio?
Altro lampo. Gonzalo sobbalza.
ALONSO
Mettili.
Antonia indossa i guanti.
PROSPERO
Disinfettatevi le mani.
ANTONIA
Con i guanti?
Prospero si ferma.
Calibano guarda Ariel.
CALIBANO
Questa la voglio sentire.
Ariel abbassa appena lo sguardo.
PROSPERO
Prima i guanti… no.
Si irrita con se stesso.
PROSPERO
Toglieteli. Disinfettatevi le mani e poi rimetteteli.
ANTONIA
Perfetto.
Gonzalo sta tremando sempre di più. Alonso gli prende il braccio.
GONZALO
Apri.
PROSPERO
Un momento.
GONZALO
Apri!
Un nuovo tuono scuote la sala.
PROSPERO
Ehi, Ariel. Apri il cancello.
Segnale.
ARIEL
Apro il cancello.
Si sente lo sblocco. Alonso sostiene Gonzalo e attraversa rapidamente il limite. Antonia li segue. Prospero si sposta istintivamente all’indietro mentre i tre salgono sul palcoscenico, come se il semplice fatto di condividere finalmente lo stesso spazio richiedesse una nuova distanza.
Il cancello si richiude.
Per un breve istante tutti rimangono immobili. Prospero, Alonso, Antonia e Gonzalo sono finalmente nello stesso luogo. Non c’è più uno schermo fra loro.
Prospero guarda i tre. Poi guarda quasi subito Ariel.
PROSPERO
Chiudi tutto.
Non è ancora chiaro se lo dica per proteggerli dalla tempesta o per richiudere il mondo fuori.
Ariel lo osserva.
ARIEL
Sì, Prospero.
Calibano inclina appena la testa.
CALIBANO
Questo è interessante.
E proprio allora la tempesta si scatena.
La luce precipita. Un lampo attraversa l’intera sala e il tuono arriva quasi nello stesso istante. Il vento invade il sistema sonoro, la pioggia diventa continua e violenta. Le proiezioni cominciano a mangiare le pareti della casa: acqua, rami piegati, superfici battute dalla pioggia, riflessi intermittenti. Gonzalo chiude gli occhi. Antonia guarda Prospero. Alonso guarda verso l’esterno. Ariel osserva Prospero. Calibano non sorride più.
Prospero resta fermo al centro della casa che aveva costruito per tenere fuori il mondo.
Buio.
ATTO II – Fuori
Quadro 7 – La ricerca
La tempesta è terminata. Restano il rumore dell’acqua che scorre e gocciola, qualche raffica lontana e, di tanto in tanto, il brontolio di un tuono ormai molto distante. La casa ha resistito bene: qualche oggetto è caduto, le luci hanno ancora qualche esitazione, ma il rifugio di Prospero è sostanzialmente intatto. Alonso, Antonia e Gonzalo sono nella zona giorno; hanno ormai abbassato o tolto le mascherine. Prospero si affaccia verso l’esterno e osserva il giardino bagnato.
PROSPERO
Alla fine molto rumore e poco altro.
ANTONIA
Poco altro.
PROSPERO
Qui, intendo. Ha piovuto forte, certo. Qualche ramo sarà venuto giù. Domani bisognerà controllare il tetto e sicuramente ci sarà da sistemare il giardino, ma la casa non ha avuto problemi.
GONZALO
Siamo stati fortunati.
PROSPERO
La casa è stata costruita bene.
ANTONIA
Anche.
PROSPERO
Non capisco perché dici sempre “anche”.
ANTONIA
Perché non sempre una cosa esclude l’altra.
PROSPERO
In ogni caso è passato. Fra qualche ora sembrerà già tutto meno drammatico.
Prospero chiude meglio una finestra rimasta socchiusa e rimette a posto un piccolo oggetto caduto. Il gesto con cui ricompone la stanza ha qualcosa di rassicurante per lui: come se riportare ordine nella casa significasse riportarlo anche fuori.
PROSPERO
Miranda!
Aspetta. Nessuna risposta.
PROSPERO
Miranda!
ALONSO
Forse dorme.
PROSPERO
No. Non dorme a quest’ora.
Chiama ancora, questa volta più forte.
PROSPERO
Miranda!
Niente. Prospero guarda verso il corridoio, poi verso il giardino.
PROSPERO
Ehi, Ariel.
Il segnale di attivazione. Ariel cambia immediatamente postura.
ARIEL
Sì, Prospero.
PROSPERO
Chiama Miranda.
ARIEL
Provo a contattarla.
Una breve attesa. Ariel non fa nulla di visibile; il silenzio basta.
ARIEL
Miranda non è raggiungibile.
PROSPERO
Come non è raggiungibile?
ARIEL
La perturbazione ha provocato interruzioni sulla rete locale e su alcune celle della rete mobile. Diversi dispositivi nella zona risultano temporaneamente non connessi.
PROSPERO
Il suo telefono?
ARIEL
Non risponde.
PROSPERO
Dov’è?
Ariel esita appena. Calibano, dall’alto, se ne accorge immediatamente.
ARIEL
L’ultima volta che sono stata in contatto con Miranda era in giardino.
Calibano la guarda. Poi guarda la porta laterale della dependance. Torna a guardare Ariel con un sorriso crescente.
PROSPERO
Quando?
ARIEL
Prima della perturbazione.
PROSPERO
Quanto prima?
ARIEL
Circa un’ora e venti minuti prima dell’interruzione dei sistemi esterni.
PROSPERO
E dopo?
ARIEL
Non ho più avuto un contatto diretto con lei.
Calibano inclina la testa, divertito.
CALIBANO
Diretto.
Ariel non lo guarda.
PROSPERO
Ma l’hai vista?
ARIEL
Le telecamere esterne non sono operative in tutti i settori.
PROSPERO
Non ti ho chiesto delle telecamere. Ti ho chiesto se l’hai vista.
Ariel mantiene la postura protocollare.
ARIEL
Non dispongo di una posizione verificabile successiva.
Calibano si lascia sfuggire un piccolo sorriso.
CALIBANO
Molto elegante.
ARIEL
Taci.
PROSPERO
Cosa?
ARIEL
Nulla.
Prospero guarda ancora verso il giardino. La sua sicurezza comincia a incrinarsi.
PROSPERO
Miranda sa che quando il tempo peggiora deve rientrare.
ANTONIA
Magari è rientrata da un’altra parte.
PROSPERO
No.
ANTONIA
La proprietà è grande?
PROSPERO
Abbastanza.
ALONSO
Potrebbe essersi riparata.
PROSPERO
Avrebbe chiamato.
ALONSO
Se il telefono non funziona, forse non può.
PROSPERO
No, non capite. Miranda non si allontana. Non lo fa.
ANTONIA
Prospero, ha vent’anni.
PROSPERO
So quanti anni ha mia figlia.
ANTONIA
Allora sa anche che a vent’anni si fanno cose che i padri non hanno previsto.
Prospero la guarda bruscamente. Calibano porta una mano alla bocca per nascondere il divertimento; Ariel gli rivolge un’occhiata molto chiara.
CALIBANO
Io non ho detto niente.
ARIEL
Continua.
CALIBANO
Con piacere.
Prospero attraversa la stanza, apre una porta, controlla rapidamente una camera e torna.
PROSPERO
Miranda!
Nessuna risposta. Questa volta la paura è evidente.
PROSPERO
Ehi, Ariel.
Segnale.
ARIEL
Sì, Prospero.
PROSPERO
Controlla tutto. Telefono, rete, sensori, qualunque cosa tu possa usare. Voglio sapere dov’è.
ARIEL
Sto verificando.
Le sue risposte incominciano ad arrivare in ritardo, con esitazioni e frasi lasciate incomplete, seppur mantenendo la solita voce piatta e formale. Ariel è in evidente difficoltà.
PROSPERO
Quanto ci vuole?
ARIEL
I sistemi esterni sono parzialmente indisponibili. Non posso garantire…
PROSPERO
Non ti ho chiesto cosa non puoi garantire. Trovala.
Ariel lo guarda. Prospero si accorge del tono, ma non si scusa.
ARIEL
Non risultano dispositivi associati a Miranda raggiungibili in questo momento.
PROSPERO
E i sensori perimetrali?
ARIEL
Parzialmente fuori servizio.
PROSPERO
Le telecamere?
ARIEL
Il settore nord è disponibile. Quello occidentale presenta immagini intermittenti. Il settore orientale non risponde.
PROSPERO
Il giardino?
ARIEL
Parzialmente coperto.
PROSPERO
E non c’è?
ARIEL
Non nelle immagini disponibili.
Prospero resta immobile. Per qualche secondo sembra non sapere cosa fare. Poi prende una decisione.
PROSPERO
Vado a cercarla.
ALONSO
Veniamo con lei.
PROSPERO
Non è necessario.
ALONSO
Io sto cercando mio figlio.
Prospero lo guarda. Solo allora sembra ricordare che anche Ferdinando è scomparso.
PROSPERO
Sì.
ALONSO
Se sua figlia è uscita e mio figlio è da qualche parte qui intorno, abbiamo lo stesso problema.
ANTONIA
E siamo in quattro. È meglio che essere in uno.
GONZALO
Conosciamo anche qualche segnale che forse lei non riconoscerebbe.
PROSPERO
Quale segnale?
GONZALO
Quelli che lascia una tempesta.
Prospero non risponde. Va verso un mobile, lo apre e prende una mascherina, un paio di guanti e il disinfettante.
ANTONIA
No.
Prospero continua a prepararsi.
ANTONIA
Non ci credo.
PROSPERO
Che cosa?
ANTONIA
Sta davvero mettendo la mascherina.
PROSPERO
Dobbiamo uscire.
ANTONIA
È esattamente per questo che la sta mettendo?
PROSPERO
Non sappiamo cosa abbia trascinato l’acqua, se ci siano scarichi danneggiati, contaminazioni, fango, persone…
ANTONIA
Persone.
PROSPERO
Anche.
ANTONIA
Teme ancora soprattutto quelle?
PROSPERO
Temo ciò che non conosco.
ANTONIA
Deve essere una vita impegnativa.
GONZALO
Antonia.
Prospero indossa la mascherina, si infila i guanti e mette il disinfettante in tasca. Sono gesti che conosce perfettamente e che sembrano restituirgli per qualche istante la sensazione di avere un piano.
PROSPERO
Ehi, Ariel.
Segnale.
ARIEL
Sì, Prospero.
PROSPERO
Vieni con noi.
ARIEL
Certamente.
Calibano scende lentamente dalla piattaforma.
CALIBANO
Questa non me la perderei.
ARIEL
Non fare il cretino.
CALIBANO
Non stavo scherzando.
Prospero apre la porta che conduce all’esterno. Si ferma sulla soglia. Per la prima volta vede davvero ciò che la tempesta ha lasciato dietro di sé: il giardino è sconvolto, l’acqua corre ancora in alcuni punti, rami e oggetti sono stati trascinati lontano dalla loro posizione, parte della vegetazione è piegata o abbattuta. Oltre il recinto, il paesaggio sembra diverso.
PROSPERO
È peggio di quanto sembrasse.
ANTONIA
Da dentro.
Prospero la guarda, poi torna a osservare l’esterno.
PROSPERO
Miranda!
La sua voce si perde nello spazio.
ALONSO
Ferdinando!
Nessuna risposta.
Prospero oltrepassa la soglia. Alonso, Antonia e Gonzalo lo seguono; Ariel va con loro, mentre Calibano chiude il gruppo. Per la prima volta dopo dodici anni Prospero lascia volontariamente il luogo che aveva costruito per tenere fuori il mondo.
La ricerca procede. Lo spazio scenico può rimanere essenziale mentre sul fondale scorrono lentamente immagini mute del territorio dopo la tempesta. Non immagini spettacolari o catastrofiche nel senso cinematografico, ma frammenti riconoscibili: una strada coperta di fango, una recinzione abbattuta, un’auto trascinata contro un muro, alberi divelti, acqua ancora alta in una zona abitata, una porzione di costa scomparsa, persone che camminano trasportando poche cose. Gli attori attraversano queste immagini senza mai fermarsi semplicemente a guardarle: stanno cercando.
PROSPERO
Miranda!
ALONSO
Ferdinando!
ANTONIA
Miranda!
Camminano.
PROSPERO
Da questa parte.
GONZALO
Perché?
PROSPERO
C’è una strada che porta verso la costa.
GONZALO
C’era.
Prospero si ferma.
PROSPERO
Come?
Gonzalo indica davanti a sé.
Sul fondale appare una carreggiata interrotta. Una parte è stata scavata dall’acqua.
PROSPERO
Non è possibile.
ANTONIA
Lo è.
PROSPERO
Questa strada è qui da quarant’anni.
ANTONIA
Adesso manca un pezzo.
PROSPERO
Sarà ceduto il terrapieno.
ANTONIA
Sì.
PROSPERO
Forse il drenaggio non ha retto.
ANTONIA
Probabile.
PROSPERO
Dovranno verificare la manutenzione.
Antonia lo guarda.
ANTONIA
Certo.
Riprendono a camminare.
Calibano segue Ariel.
CALIBANO
È bello.
ARIEL
Cosa?
CALIBANO
Vederlo lavorare.
ARIEL
Non capisco.
CALIBANO
Ogni volta che incontra qualcosa trova subito una scatola in cui metterla.
ARIEL
Sta cercando di comprendere.
CALIBANO
No. Sta cercando di non comprendere troppo.
Ariel guarda Prospero. Il gruppo arriva davanti a un edificio danneggiato. Sul muro è visibile una linea scura lasciata dall’acqua.
GONZALO
Quella.
Si ferma.
ALONSO
Gonzalo.
GONZALO
Guarda.
Indica la linea.
GONZALO
Era così.
PROSPERO
Cosa?
GONZALO
Il segno sul muro.
Prospero guarda.
GONZALO
A casa nostra era un po’ più alto.
PROSPERO
Questa è acqua piovana accumulata.
GONZALO
Anche la nostra.
PROSPERO
Qui il terreno è molto impermeabile.
GONZALO
Anche il nostro.
PROSPERO
Non conosce questo territorio.
GONZALO
No.
Pausa.
GONZALO
Conosco quello che gli è successo.
Prospero lo guarda. Antonia si è avvicinata a un’automobile spinta di traverso contro un ostacolo.
ANTONIA
E questa.
PROSPERO
Cosa?
ANTONIA
Le macchine cominciano a muoversi prima di quanto pensi.
Prospero guarda l’auto.
ANTONIA
Quando vedi la prima galleggiare, all’inizio ti sembra quasi impossibile. Poi ne vedi un’altra. Poi capisci che devi smettere di guardare e salire.
Prospero non risponde.
ALONSO
Continuiamo.
Riprendono la ricerca.
PROSPERO
Miranda!
ALONSO
Ferdinando!
La risposta è soltanto il rumore dell’acqua. Camminano ancora. Prospero comincia ad avere il respiro corto. La mascherina si è inumidita e gli aderisce al volto. La sistema più volte, poi alla fine la abbassa per respirare meglio. Dopo qualche istante la toglie del tutto e la infila distrattamente in tasca, senza nemmeno rendersi conto del gesto. Calibano lo nota. Non dice nulla.
Arrivano in una zona dalla quale si vede una parte più ampia del territorio. Prospero si ferma.
Sul fondale il paesaggio si apre: tetti danneggiati, acqua stagnante, strade coperte di detriti, persone molto piccole che si muovono fra ciò che resta.
PROSPERO
Questa è la zona bassa.
ARIEL
Sì.
PROSPERO
Ci vive gente.
ARIEL
Sì.
PROSPERO
Quanta?
ARIEL
Prima dell’evento risultavano residenti circa ottomiladuecento persone nell’area interessata.
PROSPERO
“Prima dell’evento”?
ARIEL
Non sono disponibili dati completi sulla situazione attuale.
PROSPERO
Quelli che hai.
Ariel assume quasi impercettibilmente la postura protocollare, anche se Prospero non ha utilizzato la formula.
ARIEL
Alle ore diciannove e ventisei risultano confermati undici decessi. Quarantatré persone sono registrate come disperse. Circa tremiladuecento hanno lasciato le proprie abitazioni o sono state evacuate.
Silenzio.
PROSPERO
Quarantatré dispersi?
ARIEL
Sì.
PROSPERO
Qui?
ARIEL
Nell’area interessata dalla perturbazione.
Calibano guarda Ariel.
CALIBANO
Non dirlo così.
Ariel si volta verso di lui.
ARIEL
Come?
CALIBANO
Così.
ARIEL
Ho risposto alla domanda.
CALIBANO
Lo so.
ARIEL
I dati sono provvisori.
CALIBANO
Non è quello.
ARIEL
Cosa dovrei dire?
Calibano apre la bocca, poi tace.
ARIEL
Calibano?
CALIBANO
Non lo so.
Guarda il territorio.
CALIBANO
Ma non così.
Ariel resta in silenzio.
PROSPERO
Undici morti.
ARIEL
Confermati.
PROSPERO
E quarantatré persone che non si trovano.
ARIEL
Sì.
PROSPERO
Quanta pioggia è caduta?
ARIEL
Nel punto di rilevazione più vicino, centottantasette millimetri in sei ore. Alcune stazioni secondarie hanno registrato valori superiori.
PROSPERO
Centottantasette…
ARIEL
Millimetri.
PROSPERO
È molto?
ARIEL
Sì.
PROSPERO
Quanto molto?
ARIEL
È un quantitativo elevato concentrato in un intervallo molto breve.
PROSPERO
Questo lo vedo.
Ariel lo guarda.
PROSPERO
È normale?
Breve pausa.
ARIEL
Devi definire “normale”.
Prospero sta per rispondere. Poi rinuncia.
ANTONIA
Noi dicevamo “eccezionale”.
Prospero si volta verso di lei.
ANTONIA
La prima volta.
Pausa.
ANTONIA
Poi anche la seconda.
Gonzalo abbassa lo sguardo.
ANTONIA
Alla terza abbiamo cominciato a usare un’altra parola.
PROSPERO
Quale?
ANTONIA
“Di nuovo”.
Prospero resta a guardarla.
Un rumore lontano. Forse una sirena.
PROSPERO
Qui non era mai successo.
GONZALO
Neanche da noi.
PROSPERO
Non così.
GONZALO
Neanche da noi.
PROSPERO
Questo territorio ha sempre avuto un clima stabile.
ANTONIA
Anche il nostro.
Prospero sembra irritarsi.
PROSPERO
Non può essere tutto la stessa cosa.
ANTONIA
No.
PROSPERO
Ci saranno cause diverse. Il terreno, la manutenzione, l’urbanizzazione, il sistema di drenaggio…
ANTONIA
Sicuramente.
PROSPERO
Allora perché continua a rispondermi così?
ANTONIA
Perché tutte quelle cose possono essere vere.
PROSPERO
E quindi?
ANTONIA
E quindi l’acqua arriva lo stesso.
Prospero la guarda.
ANTONIA
Non abbiamo lasciato casa perché qualcuno ci ha spiegato perfettamente la causa di ogni singola cosa che succedeva. Siamo partiti perché a un certo punto non riuscivamo più a viverci.
Silenzio.
ALONSO
Dobbiamo continuare.
Riprendono a camminare. Il tempo passa. La luce diminuisce progressivamente. Le immagini sul fondale diventano più scure. Il gruppo attraversa altri luoghi senza trovare nulla.
PROSPERO
Miranda!
Aspetta.
PROSPERO
Miranda!
ALONSO
Ferdinando!
Ancora niente. Prospero accelera. Scivola nel fango e quasi cade. Alonso lo afferra per il braccio.
ALONSO
Piano.
PROSPERO
Lasciami.
ALONSO
Se cadiamo anche noi servirà qualcuno per cercare sei persone invece di due.
Prospero si libera, ma senza aggressività.
PROSPERO
Sto bene.
Fa qualche passo. Poi si volta verso Ariel.
PROSPERO
Puoi controllare di nuovo?
ARIEL
Sto controllando continuamente.
PROSPERO
Il telefono?
ARIEL
Non raggiungibile.
PROSPERO
La rete?
ARIEL
Parzialmente ripristinata.
PROSPERO
Gli ospedali?
ARIEL
Posso verificare gli ingressi registrati.
PROSPERO
Fallo.
Pochi secondi.
ARIEL
Nessun ingresso corrispondente a Miranda.
PROSPERO
E Ferdinando?
Ariel guarda Alonso.
ARIEL
Nessun ingresso corrispondente ai dati disponibili.
Alonso chiude gli occhi per un momento.
PROSPERO
Quindi non sono in ospedale.
ARIEL
Non risultano negli ospedali collegati alla rete.
PROSPERO
È la stessa cosa.
ARIEL
No.
Prospero la guarda.
ARIEL
Non è la stessa cosa.
Prospero abbassa gli occhi.
PROSPERO
No.
Pausa.
PROSPERO
Hai ragione.
Calibano guarda Ariel. Ariel guarda Prospero.
Continuano. Più avanti incontrano un altro segno della tempesta: ciò che resta di una piccola costruzione, oppure un tratto di costa eroso. Prospero si avvicina.
PROSPERO
Qui c’era un sentiero.
ANTONIA
Adesso non c’è.
PROSPERO
Lo percorrevo con Miranda quando era piccola.
Si ferma.
PROSPERO
Arrivava fino al mare.
Guarda.
PROSPERO
Era molto più lontano.
Gli altri tacciono.
PROSPERO
Il mare era più lontano.
Ariel lo osserva.
Prospero si gira verso di lei, come se stesse per fare una domanda.
PROSPERO
Ariel…
Si interrompe.
ARIEL
Sì?
Prospero guarda ancora il paesaggio.
PROSPERO
Niente.
Calibano abbassa lo sguardo. La domanda che Prospero non ha ancora formulato rimane sospesa.
La ricerca continua. La luce ormai è quasi scomparsa.
GONZALO
Dobbiamo tornare.
PROSPERO
No.
GONZALO
Non vediamo più niente.
PROSPERO
Abbiamo luci.
ANTONIA
Non abbastanza.
PROSPERO
Ariel può indicarci la strada.
ARIEL
Posso indicare il percorso conosciuto, ma diversi tratti risultano modificati o non accessibili.
PROSPERO
Allora ne troviamo un altro.
ALONSO
Prospero.
PROSPERO
Mia figlia è qui fuori.
ALONSO
E mio figlio.
Prospero tace.
ALONSO
Lo so.
Si avvicina.
ALONSO
Ma al buio non li troveremo. Rischiamo soltanto di perderci anche noi.
PROSPERO
Potrebbero avere bisogno di aiuto.
ALONSO
Potrebbero essere tornati alla casa.
PROSPERO
La casa era vuota.
ALONSO
Quando siamo partiti.
Prospero guarda verso la direzione dalla quale sono venuti.
ANTONIA
Se sono vivi e possono muoversi, quello è il posto dove andranno.
GONZALO
E se non possono muoversi, non li troveremo stanotte camminando alla cieca.
Prospero stringe i pugni. I guanti sono ormai sporchi, strappati, inutili.
Li guarda.
Se li sfila lentamente e li lascia cadere nella propria tasca.
PROSPERO
Quanto manca alla luce?
ARIEL
Alba prevista alle sei e diciassette.
PROSPERO
Che ore sono?
ARIEL
Ventuno e quarantotto.
PROSPERO
Nove ore.
ARIEL
Otto ore e ventinove minuti.
Prospero la guarda.
PROSPERO
Grazie.
Per la prima volta il “grazie” non arriva dopo un servizio domestico. Ariel sembra accorgersene.
ALONSO
Torniamo.
Prospero resta ancora qualche secondo rivolto verso il buio.
PROSPERO
Appena c’è luce ripartiamo.
ALONSO
Sì.
PROSPERO
Non alle sette.
ALONSO
No.
PROSPERO
Alle sei e diciassette.
Alonso accenna un sorriso stanco.
ALONSO
Alle sei e diciassette.
Prospero guarda ancora una volta il territorio. Non cerca più spiegazioni. Non parla di drenaggio, manutenzione o eventi eccezionali.
PROSPERO
Andiamo.
Il gruppo si volta e comincia lentamente il cammino verso casa. Ariel li segue.
Calibano resta indietro per qualche istante. Guarda il paesaggio devastato, poi Prospero che si allontana.
CALIBANO
Piano.
Ariel si ferma e si volta verso di lui.
ARIEL
Cosa?
CALIBANO
Niente.
Calibano raggiunge gli altri. La notte inghiotte lentamente le immagini sul fondale. Buio.
Quadro 8 – Il ritrovamento
È ormai notte. Prospero, Alonso, Antonia e Gonzalo stanno rientrando verso casa dopo ore di ricerche. Sono stanchi, sporchi di fango, quasi in silenzio. Prospero ha tolto da tempo mascherina e guanti e li tiene accartocciati in una tasca. Ariel cammina con il gruppo; Calibano li segue a poca distanza. In fondo si intravede finalmente la casa.
ALONSO
Eccola.
PROSPERO
Sì.
GONZALO
Avevi detto che mancavano dieci minuti.
PROSPERO
Ne sono passati dodici.
ANTONIA
Denuncialo.
Prospero non reagisce. Continua a guardare la casa.
PROSPERO
Se fossero tornati…
ALONSO
Lo sapremo fra poco.
PROSPERO
E se non ci fossero?
ALONSO
All’alba ripartiamo.
PROSPERO
Alle sei e diciassette.
ALONSO
Alle sei e diciassette.
Fanno ancora qualche passo. Antonia si ferma improvvisamente e indica davanti a sé. Due figure stanno avanzando nella loro direzione.
ANTONIA
Aspettate.
ALONSO
Ferdinando?
PROSPERO
Miranda!
Le due figure si fermano. Poi corrono verso di loro.
MIRANDA
Papà!
FERDINANDO
Papà!
Prospero e Alonso partono quasi nello stesso momento. Miranda si getta fra le braccia di Prospero e lui la stringe con una forza quasi eccessiva, senza alcuna delle precauzioni che hanno accompagnato tutta la sua vita. Alonso abbraccia Ferdinando nello stesso modo. Per qualche secondo nessuno parla.
PROSPERO
Dove eri? Dove diavolo eri?
MIRANDA
Papà, piano.
PROSPERO
Ti abbiamo cercata dappertutto.
MIRANDA
Anche noi cercavamo voi.
PROSPERO
Noi?
Solo adesso Prospero guarda davvero Ferdinando. Alonso, a sua volta, guarda Miranda. I due ragazzi sono evidentemente scompigliati: capelli fuori posto, vestiti rimessi in fretta, Ferdinando con la camicia abbottonata male, Miranda che prova inutilmente a sistemarsi mentre sente gli sguardi degli adulti.
ALONSO
Voi due eravate insieme.
FERDINANDO
Sì.
PROSPERO
Durante la tempesta?
MIRANDA
Sì.
PROSPERO
Tutto il tempo?
Miranda guarda Ferdinando. Ferdinando guarda Miranda.
FERDINANDO
Più o meno.
Calibano si avvicina appena ad Ariel.
CALIBANO
Finalmente una risposta precisa.
ARIEL
Non cominciare.
CALIBANO
Questa volta mi sembra abbiano cominciato loro.
Ariel gli lancia uno sguardo e Calibano tace, divertito.
PROSPERO
Voi…
MIRANDA
Papà.
PROSPERO
Io volevo soltanto sapere…
MIRANDA
Papà.
Prospero la guarda. Poi guarda Ferdinando. Poi di nuovo Miranda.
PROSPERO
Va bene.
Pausa.
PROSPERO
Va bene.
Alonso abbassa la testa per nascondere un sorriso. Prospero se ne accorge.
PROSPERO
Non vedo cosa ci sia da ridere.
ALONSO
Niente.
PROSPERO
Stai ridendo.
ALONSO
Sono felice che mio figlio sia vivo.
PROSPERO
Anch’io sono felice che mia figlia sia viva.
ALONSO
Allora siamo d’accordo.
I due uomini si guardano. L’irritazione di Prospero dura ancora un istante, poi cede. Il ricordo delle ore appena trascorse torna improvvisamente fra loro.
PROSPERO
Credevo fosse morta.
ALONSO
Anch’io.
Prospero annuisce. Poi, quasi senza pensarci, abbraccia Alonso. Alonso resta sorpreso, quindi ricambia. È un abbraccio goffo, stanco, molto più sincero di quanto entrambi avrebbero voluto.
ANTONIA
Molto bene. Figli ritrovati, padri riconciliati. Possiamo andare a casa prima che ricominci a piovere?
GONZALO
Per una volta non aggiungerei nulla.
Miranda guarda Prospero. Solo ora sembra accorgersi davvero delle sue condizioni: il fango sui vestiti, le scarpe rovinate, il volto stanco.
MIRANDA
Sei uscito.
PROSPERO
Sì.
MIRANDA
Fuori.
PROSPERO
Me ne sono accorto.
MIRANDA
Per cercarmi.
PROSPERO
Naturalmente.
MIRANDA
Pensavo che non saresti mai uscito.
Prospero la guarda. Potrebbe rispondere, ma non trova una battuta che gli piaccia abbastanza.
PROSPERO
Anch’io.
Miranda lo osserva, sorpresa. Prospero le passa un braccio attorno alle spalle e riprende il cammino tenendola vicina a sé. Alonso cammina con Ferdinando; Antonia e Gonzalo li seguono. Ariel rimane accanto al gruppo, mentre Calibano chiude la fila.
Quando arrivano davanti alla casa, tutti si fermano per un momento. Prospero guarda la porta. È la stessa che dodici anni prima aveva chiuso per lasciare il mondo fuori. Adesso è lui a tornare dall’esterno, sporco di fango e accompagnato da persone che quella stessa porta avrebbe dovuto tenere lontane.
MIRANDA
Entriamo?
Prospero guarda Alonso, Antonia, Gonzalo e Ferdinando. Poi apre.
PROSPERO
Entriamo.
Il gruppo entra nella casa. Prospero è l’ultimo a oltrepassare la soglia. Prima di chiudere, si volta per un istante verso il buio da cui sono appena tornati.
Poi entra anche lui.
La porta si chiude.
Quadro 9 – Non me l’hai mai chiesto
La casa. È passato poco tempo dal rientro. L’atmosfera è cambiata: sono tutti sporchi, stanchi, ancora scossi, ma il semplice fatto di essere vivi e di essersi ritrovati produce una leggerezza quasi euforica. Miranda e Ferdinando siedono vicini, forse più vicini di quanto Prospero vorrebbe; Alonso parla con Gonzalo, Antonia ha finalmente tolto le scarpe bagnate. Sul tavolo ci sono bottiglie d’acqua, bicchieri spaiati e tutto ciò che è stato recuperato dalle dispense. Prospero è in cucina, davanti ai fornelli. Ha aperto gli armadietti e scoperto con una certa costernazione quanto poco cibo vero esista in una casa nella quale da anni quasi ogni pasto viene consegnato.
PROSPERO
Allora. Abbiamo spaghetti.
ANTONIA
Ottimo.
PROSPERO
Aspetta. Abbiamo spaghetti, quattro scatolette di tonno, tre barattoli di pomodoro e olive che potrebbero essere più vecchie di Miranda.
GONZALO
Io mangerei anche la confezione.
ALONSO
Anch’io.
FERDINANDO
Io no.
Gli altri lo guardano.
FERDINANDO
Ho mangiato recentemente.
Miranda gli dà una gomitata. Alonso abbassa lo sguardo per nascondere un sorriso. Prospero li vede, comprende perfettamente e sceglie con grande dignità di voltarsi verso i fornelli.
PROSPERO
Bene. Spaghetti al tonno e pomodoro per sei.
ANTONIA
Questo spiega finalmente perché ci hai fatti entrare.
PROSPERO
Avevo bisogno di qualcuno che finisse le scorte.
Prospero riempie una pentola d’acqua e cerca una seconda pentola. Ariel gli si avvicina naturalmente, pronta a prendere il suo posto.
ARIEL
Posso preparare io la cena. Se utilizzi la pentola più grande puoi cuocere seicento grammi di pasta in un’unica soluzione. Posso anche ottimizzare i tempi preparando contemporaneamente…
PROSPERO
No.
Ariel si ferma.
PROSPERO
Grazie.
ARIEL
Posso farlo più velocemente.
PROSPERO
Lo so.
ARIEL
E con un controllo più preciso della temperatura.
PROSPERO
Lo so anche questo.
ARIEL
Allora perché…
PROSPERO
Perché stasera cucino io.
Ariel guarda la pentola, poi Prospero. Lui le sorride e, con un gesto gentile, la sposta appena di lato per raggiungere il fornello.
PROSPERO
Tu puoi stare lì.
ARIEL
A fare cosa?
PROSPERO
Niente.
ARIEL
Niente?
PROSPERO
Se vuoi.
Ariel rimane interdetta.
CALIBANO
Attenta. È una funzione avanzata.
Ariel gli rivolge un’occhiata, ma resta dov’è. Prospero accende il fuoco.
MIRANDA
Papà, tu sai cucinare?
PROSPERO
Certo che so cucinare.
MIRANDA
Io non ti ho mai visto cucinare.
PROSPERO
Perché quando sei nata avevano già inventato le consegne a domicilio.
ANTONIA
Un’altra conquista dell’umanità.
PROSPERO
Non scherzare. Senza di loro questa sera mangeremmo olive preistoriche.
Qualcuno ride. Prospero apre il primo barattolo di pomodoro, lo annusa con prudenza e lo versa in una padella. Ariel segue ogni gesto con la curiosità con cui prima osservava il rider o la donna delle pulizie: il lavoro materiale che normalmente scompariva dietro il servizio adesso viene svolto davanti a lei.
PROSPERO
Ariel.
Ariel si irrigidisce appena per abitudine, ma Prospero non ha pronunciato la formula di attivazione.
PROSPERO
Quella di oggi… è la prima?
ARIEL
La prima cosa?
PROSPERO
Una tempesta del genere. Qui.
ARIEL
No.
Prospero smette per un istante di mescolare.
PROSPERO
No?
ARIEL
No.
PROSPERO
Quando è successo?
ARIEL
Dipende dalla soglia con cui definisci “del genere”.
PROSPERO
Una cosa che rompe strade, allaga case, sposta automobili.
ARIEL
Negli ultimi anni si sono verificati diversi eventi con conseguenze comparabili, anche se non identiche.
PROSPERO
Qui?
ARIEL
In questo territorio e nelle aree circostanti.
PROSPERO
Quanti?
ARIEL
Vuoi che utilizzi come criterio l’intensità delle precipitazioni, il numero di persone coinvolte o i danni?
Prospero la guarda.
PROSPERO
Non lo so.
ARIEL
Posso cominciare dai danni.
PROSPERO
Comincia dai danni.
Ariel sembra aspettarsi la consueta formula d’attivazione. Non arriva. Prospero torna a mescolare il pomodoro.
ARIEL
In Italia, fra il 1980 e il 2023, gli eventi meteorologici e climatici estremi hanno prodotto perdite economiche stimate nell’ordine di centotrentacinque miliardi di euro. Negli anni più recenti la tendenza è aumentata. Nel 2023, la sola alluvione in Emilia-Romagna ha prodotto danni stimati per circa otto miliardi e mezzo di euro.
Prospero si volta.
PROSPERO
Otto miliardi e mezzo.
ARIEL
Sì.
PROSPERO
Una sola alluvione.
ARIEL
Una sequenza di eventi alluvionali nello stesso periodo.
ANTONIA
Una sequenza.
ARIEL
È la definizione più corretta.
ANTONIA
Certo.
PROSPERO
E dopo?
ARIEL
Nel 2024 l’Osservatorio Città Clima ha registrato in Italia trecentocinquantuno eventi meteorologici estremi con impatti significativi. Nel 2015 ne aveva registrati sessanta.
GONZALO
Trecentocinquantuno?
ARIEL
Sì.
GONZALO
In un anno?
ARIEL
Sì.
Prospero versa il tonno nella padella.
PROSPERO
Ma può dipendere anche dal fatto che oggi li registriamo meglio.
ARIEL
Sì.
Prospero alza lo sguardo, quasi soddisfatto di aver trovato un’obiezione.
ARIEL
Ma questo non è sufficiente a spiegare l’intero aumento.
Prospero torna alla padella.
PROSPERO
Capisco.
ANTONIA
Davvero?
PROSPERO
Sto provando.
Antonia lo guarda, poi annuisce.
PROSPERO
E gli incendi?
ARIEL
Nel 2023, in Canada, sono bruciati quasi quindici milioni di ettari di foreste.
PROSPERO
Quindici milioni di ettari. Quanto sarebbe?
ARIEL
Circa metà dell’Italia.
Prospero smette di mescolare.
PROSPERO
Metà dell’Italia?
ARIEL
In una sola stagione.
Breve silenzio.
ALONSO
Chiedile dei morti.
Il tono della stanza cambia appena.
PROSPERO
Quante vittime?
ARIEL
Devi specificare il tipo di evento e il criterio di conteggio.
PROSPERO
Perché?
ARIEL
Perché una persona travolta da un’alluvione viene normalmente registrata come vittima diretta dell’evento. Gli effetti delle ondate di calore vengono invece stimati spesso attraverso l’eccesso di mortalità. Sono dati diversi e non sarebbe corretto sommarli senza spiegazione.
CALIBANO
Sempre precisa.
Ariel lo guarda. Questa volta Calibano non è ironico.
PROSPERO
Allora quelle che sappiamo.
ARIEL
Nell’alluvione dell’Emilia-Romagna del maggio 2023 morirono diciassette persone.
Silenzio.
GONZALO
Diciassette.
ARIEL
Sì.
GONZALO
Quelli che trovano.
ARIEL
Quelli registrati come vittime dell’evento.
GONZALO
È quello che ho detto.
Ariel abbassa appena lo sguardo.
ALONSO
Da noi all’inizio contavano nello stesso modo. Il morto è quello che trovi subito. Quello che muore mesi dopo perché ha perso tutto appartiene a un’altra statistica.
ANTONIA
E quello che parte non è più un danno. È un emigrato.
GONZALO
O un profugo.
ANTONIA
Se qualcuno accetta di chiamarlo così.
Prospero assaggia il sugo. Aggiunge un po’ di sale.
PROSPERO
E fuori dall’Italia?
ARIEL
In Nepal, nell’agosto del 2026, una piena improvvisa ha provocato almeno millequattrocentocinquantacinque morti. Cinquemiladuecentottantacinque persone risultavano ancora disperse. Circa settemilacinquecento abitazioni sono state danneggiate o distrutte.
Prospero smette di mescolare.
PROSPERO
Cinquemila dispersi.
ARIEL
Cinquemiladuecentottantacinque.
PROSPERO
Ho capito.
Pausa. Prospero guarda la pentola, ma non riprende a mescolare.
PROSPERO
Da quanto sta succedendo?
ARIEL
Cosa?
PROSPERO
Questo.
Indica vagamente fuori, oltre la casa.
PROSPERO
Che ogni volta è un po’ peggio.
ARIEL
Non esiste un unico momento d’inizio.
PROSPERO
Naturalmente.
ARIEL
La temperatura media è aumentata progressivamente. Le precipitazioni intense sono diventate più frequenti in diverse aree, mentre nello stesso tempo aumentano durata e severità dei periodi siccitosi. L’aumento della temperatura del mare modifica ulteriormente alcuni processi atmosferici. Gli effetti interagiscono con urbanizzazione, consumo di suolo, vulnerabilità degli edifici, gestione dei corsi d’acqua…
PROSPERO
Aspetta.
Ariel tace.
PROSPERO
Mi stai dicendo che non è soltanto il clima.
ARIEL
Sì.
PROSPERO
Ma il clima conta.
ARIEL
Sì.
PROSPERO
E noi contiamo.
ARIEL
Sì.
PROSPERO
Quanto?
Ariel lo osserva.
ARIEL
Molto.
Prospero mette gli spaghetti nell’acqua. Per qualche secondo il rumore dell’ebollizione riempie il silenzio.
MIRANDA
A scuola lo chiamavano Antropocene.
Ariel si volta verso di lei.
ARIEL
Il termine è ancora utilizzato, anche se non è stato formalizzato come epoca geologica.
PROSPERO
Cosa significa?
ARIEL
Che “Antropocene” non è il nome ufficiale di una nuova epoca nella scala geologica. Ma continua a essere utilizzato in molte discipline per descrivere una condizione: l’attività umana è diventata una forza capace di modificare sistemi planetari, dal clima ai cicli biogeochimici, dagli ecosistemi ai sedimenti.
PROSPERO
Una forza geologica.
ARIEL
In senso ampio, sì.
ANTONIA
Complimenti a noi.
ARIEL
Non è una categoria morale.
ANTONIA
Peccato.
ARIEL
Descrive una relazione di causa, scala e conseguenze. Non stabilisce chi sia innocente o colpevole.
Calibano sorride appena.
CALIBANO
Quello tocca a noi.
Ariel lo guarda.
CALIBANO
Forse.
Prospero mescola gli spaghetti.
PROSPERO
Da quanto lo sapevi?
ARIEL
Cosa?
PROSPERO
Che qui le cose stavano cambiando.
Ariel rimane ferma.
PROSPERO
Non in generale. Qui. Il mare, le piogge, il caldo, tutto quello che abbiamo visto oggi. Da quanto avevi questi dati?
ARIEL
Da anni.
PROSPERO
Quanti?
ARIEL
Alcune serie erano disponibili già prima che arrivaste. Altre sono state aggiornate progressivamente. I segnali si sono rafforzati nel tempo.
PROSPERO
E in questi dodici anni?
ARIEL
Ho avuto accesso a dati sempre più chiari.
PROSPERO
Tu li vedevi.
ARIEL
Sì.
PROSPERO
Mentre noi eravamo qui.
ARIEL
Sì.
PROSPERO
Perché non ne sapevo niente?
Ariel lo guarda. Calibano, questa volta, non interviene.
ARIEL
Mi chiedevi le previsioni per il giorno successivo. La temperatura della casa. Se sarebbe piovuto abbastanza da irrigare il giardino. Se una consegna avrebbe subito ritardi. Se la strada fosse percorribile quando dovevi ricevere qualcuno.
Prospero rimane immobile davanti ai fornelli.
ARIEL
Non mi hai mai chiesto se il clima stesse cambiando.
Pausa.
PROSPERO
Non me l’hai mai detto.
ARIEL
Non me l’hai mai chiesto.
Silenzio. Nessuno commenta. Calibano guarda Ariel ma non sorride, non approva, non aggiunge nulla. L’acqua trabocca leggermente dalla pentola.
MIRANDA
Papà.
PROSPERO
Cosa?
MIRANDA
La pasta.
PROSPERO
Ah.
Prospero abbassa il fuoco. La tensione si rompe appena. Gonzalo ride per primo, poi Alonso. Anche Miranda. Alla fine Prospero scuote la testa.
PROSPERO
Perfetto. Dodici anni a ignorare il cambiamento climatico e adesso rovino anche gli spaghetti.
ANTONIA
Finalmente un problema che possiamo risolvere.
PROSPERO
Non ne sarei così sicuro.
Ariel si avvicina.
ARIEL
Posso controllare il punto di cottura.
Prospero prende una forchetta, estrae uno spaghetto e lo assaggia.
PROSPERO
Anch’io.
ARIEL
Posso farlo con maggiore precisione.
PROSPERO
Ma non puoi mangiarlo.
ARIEL
No.
PROSPERO
Allora per una volta fidati di me.
Prospero prende la padella e comincia a mescolare gli spaghetti nel sugo. Ariel resta accanto a lui a guardare. Non sembra offesa: sembra incuriosita da un comportamento che non ottimizza niente.
FERDINANDO
Posso fare qualcosa?
PROSPERO
Sì.
Ferdinando si alza immediatamente.
PROSPERO
Apparecchia.
FERDINANDO
Va bene.
MIRANDA
Ti aiuto.
PROSPERO
No.
Miranda lo guarda sorpresa.
PROSPERO
Tu siediti.
MIRANDA
Perché?
PROSPERO
Perché se vi mettete a lavorare insieme impieghiamo quaranta minuti.
Alonso ride. Ferdinando diventa rosso. Miranda gli lancia un tovagliolo.
ANTONIA
Sta migliorando.
GONZALO
Lentamente.
Ferdinando apparecchia, Alonso gli passa i piatti, Antonia trova le posate, Gonzalo apre una bottiglia. Senza che nessuno lo abbia organizzato, tutti fanno qualcosa. Ariel rimane per qualche momento al centro di questa attività senza che nessuno le assegni un compito.
ARIEL
Posso aiutare?
Prospero si volta verso di lei.
PROSPERO
Certo.
ARIEL
Cosa devo fare?
Prospero ci pensa.
PROSPERO
Scegli tu.
Ariel resta immobile.
CALIBANO
Questa è difficile.
Ariel lo guarda, poi guarda la tavola. Dopo un momento prende spontaneamente sei bicchieri e li dispone accanto ai piatti.
Prospero la osserva, ma non dice niente. Porta la grande padella al tavolo. È una cena poverissima e quasi ridicola: spaghetti al tonno e pomodoro, qualche oliva, forse dei cracker trovati in fondo a un armadio. Eppure l’atmosfera è quella di una festa.
PROSPERO
Non garantisco niente.
ANTONIA
Dopo oggi mi sembra un rischio accettabile.
ALONSO
A tavola.
Si siedono. Prospero rimane per un istante in piedi e li guarda: Miranda e Ferdinando uno accanto all’altra, Alonso, Antonia, Gonzalo; Ariel poco distante, Calibano invisibile agli altri. La casa progettata per due persone è improvvisamente piena.
Prospero posa il mestolo.
PROSPERO
Iniziate a mangiare, io torno subito.
Gli altri cominciano a servirsi.
EPILOGO – La porta
Gli altri hanno cominciato a mangiare. Parlano piano, qualcuno ride. Prospero rimane ancora per qualche istante accanto al tavolo, poi si sfila il grembiule, lo posa con cura sullo schienale di una sedia e si avvicina lentamente al proscenio. Quando arriva davanti al pubblico, si ferma. Dietro di lui la cena continua.
PROSPERO
Alla fine è andata bene.
Abbiamo ritrovato i ragazzi, siamo tornati a casa, nessuno di noi è morto e perfino gli spaghetti erano mangiabili. Per una storia come questa è già molto. Potremmo fermarci qui. Anzi, probabilmente dovremmo. Le storie sono fatte anche per questo: prendono qualcosa che ci fa paura, gli danno un principio, una fine, e per qualche ora ci permettono di guardarlo sapendo che prima o poi qualcuno spegnerà le luci.
Sorride appena.
PROSPERO
È una bella invenzione, il teatro.
Si entra, si prende posto, si lascia il cappotto da qualche parte. Qualcuno spegne il telefono, qualcuno lo mette in silenzioso, qualcuno si dimentica (sorride). Poi le luci si abbassano e, senza nemmeno bisogno di chiuderla davvero, costruiamo insieme una porta. Da questa parte restiamo noi. Dall’altra, per un po’, tutto il resto.
Io quella porta l’ho tenuta chiusa per dodici anni.
Miranda si alza lentamente dal tavolo e si dispone qualche passo dietro Prospero. Lui continua con la stessa calma.
PROSPERO
E non c’è niente di male nell’essere venuti qui per svagarsi. Davvero. Magari avete lavorato tutto il giorno, magari avevate bisogno di ridere, di pensare ad altro, di ascoltare una storia che non fosse la vostra. Avete fatto bene.
Per un po’ vi abbiamo dato una tempesta che non poteva bagnarvi, un’alluvione che non poteva portarvi via la macchina, dei profughi che alla fine avreste ritrovato al momento degli applausi. Persino quando avete sentito quei telefoni suonare, in fondo lo sapevate: eravate ancora seduti al vostro posto.
Ferdinando si alza e raggiunge Miranda. La luce sulla scenografia comincia lentamente a diminuire.
PROSPERO
Avete visto Gonzalo avere paura. Avete visto Alonso cercare suo figlio. Avete visto Antonia chiedere che qualcuno aprisse una porta. Avete visto me rifiutarmi di farlo.
E forse vi sono stato antipatico.
Forse avete pensato che fossi ridicolo, vigliacco, egoista. Forse qualcuno di voi, guardandomi, si è detto che al mio posto avrebbe aperto prima.
È possibile. Forse è vero.
Alonso si alza e si dispone dietro Prospero.
PROSPERO
L’autore ha organizzato molto bene la mia ignoranza. E io mi ci sono trovato comodissimo. Non negavo necessariamente quello che accadeva. Era più semplice. Chiedevo soltanto altro.
Chiedevo se domani avrebbe piovuto. Non se le piogge stessero cambiando.
Chiedevo se il caldo sarebbe passato. Non se ogni estate fosse diventata un po’ più calda della precedente.
Chiedevo se la sua strada fosse aperta, se la sua casa fosse sicura, se il pranzo sarebbe arrivato in orario.
Erano tutte domande ragionevoli. Ed erano tutte abbastanza piccole da permettermi di continuare a vivere come prima.
Antonia si alza, mentre Prospero continua quasi confidenzialmente.
PROSPERO
Fuori da qui funziona più o meno allo stesso modo.
Non serve più nemmeno chiudere una porta. Basta uno schermo.
Un incendio. Si guarda.
Un’alluvione. Si guarda.
Una famiglia che perde la propria casa. Si guarda.
Una città evacuata. Una nuova temperatura record. Un ghiacciaio che scompare. Un altro paese in cui qualcuno scopre che ciò che chiamava eccezionale sta diventando normale.
Si guarda tutto.
Ed è questo il punto più curioso: lo sappiamo.
Noi lo sappiamo.
Sappiamo molto più di quanto vogliamo sapere.
Gonzalo si alza per ultimo e raggiunge gli altri. La tavola resta vuota. La scenografia è ormai quasi completamente in ombra; la luce si concentra sugli attori.
PROSPERO
Poi magari ci indigniamo. Ci commuoviamo. Ci arrabbiamo con qualcuno. Firmiamo qualcosa, condividiamo qualcosa, discutiamo con qualcuno che la pensa diversamente. E sono tutte cose vere. Anche la commozione è vera. Anche l’indignazione.
Solo che, quando finiscono, molto spesso noi siamo ancora seduti nello stesso posto.
Ed è una sensazione molto piacevole, quella di avere capito. Ci fa sentire diversi da chi non capisce.
Migliori, qualche volta. Quasi innocenti.
Prospero sorride con dolcezza, senza ironia.
PROSPERO
Tra poco questa storia finirà davvero. I tecnici accenderanno le luci, riprenderemo il cappotto, controlleremo il telefono. Qualcuno dirà che lo spettacolo gli è piaciuto. Qualcuno che era troppo lungo. Qualcun altro, forse, dirà quella bellissima frase che si dice uscendo da teatro: “Mi ha fatto pensare”.
E qui l’autore ha scritto: ne sarei molto contento. E lo sono anch’io. Sul serio.
Solo che il pensiero ha un piccolo difetto: può diventare un posto comodissimo in cui stare.
Pausa. Prospero guarda la platea con grande tranquillità.
PROSPERO
Perché là fuori il mondo continua comunque.
Mentre eravamo qui sono continuati gli incendi, le piogge, le guerre, le partenze. Qualcuno ha perso la casa senza sapere che in questo momento noi stavamo raccontando la storia di qualcuno che perdeva una casa. Qualcuno ha ricevuto una notifica sul telefono e non era un effetto sonoro.
Quando usciremo, tutto questo sarà ancora lì. Era lì quando siamo entrati.
Pausa.
PROSPERO
Il mio personaggio aveva almeno la scusa di essersi nascosto.
Aveva chiuso una porta, aveva costruito una casa perfetta e aveva deciso che ciò che accadeva dall’altra parte poteva aspettare.
Noi non abbiamo neppure bisogno di quella scusa. Perché noi sappiamo.
Silenzio.
PROSPERO
E sapere è una cosa meravigliosa. Ma temo che non ci renda innocenti.
Un sorriso amaro.
In fondo alla platea compare Calibano. Non arriva dal palcoscenico: è già fuori dalla storia. Attraversa lentamente gli ultimi metri e raggiunge una delle vere porte della sala. Prospero continua a guardare gli spettatori mentre Calibano apre completamente la porta. Dall’esterno entra uno squarcio netto di luce reale, diversa da qualsiasi luce teatrale. Inevitabilmente una parte del pubblico si volta.
Calibano aspetta che gli sguardi arrivino fino a lui. Poi, con ostentata eleganza, fa un inchino profondo. Quando si rialza, tiene la porta spalancata e indica l’uscita con un gesto ampio e cortesissimo.
CALIBANO
Prego. Adesso tocca a voi.
Un sorriso. Le luci della sala salgono lentamente. Nessun buio. Prospero e gli altri rimangono immobili davanti al pubblico; Calibano continua a tenere aperta la porta.


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