Cesare Montanari

Questa pagina raccoglie le storie di Cesare Montanari, poliziotto romagnolo nato alla fine dell’Ottocento e cresciuto in una famiglia di modeste condizioni. Entra nel Corpo delle Guardie di città nel 1903 e svolge servizio in diverse città italiane. Durante la Grande Guerra viene impiegato anche nelle retrovie e nella polizia militare, dove acquisisce esperienza nelle indagini, nei controlli e nella gestione di situazioni poco chiare.

Cesare aveva conosciuto Benito Mussolini da ragazzo, durante un anno trascorso nel collegio salesiano di Faenza. I due si incontrano nuovamente durante la guerra. Quando Mussolini arriva al governo, si ricorda del vecchio compagno e comincia ad affidargli incarichi riservati: verifiche, indagini e missioni che devono rimanere fuori dai normali canali della Pubblica Sicurezza. Cesare viene così coinvolto, spesso controvoglia, in vicende legate al potere politico, alla propaganda e agli interessi del regime.

Dopo alcuni anni viene trasferito a Montevalle, il paese dell’Appennino romagnolo nel quale è cresciuto. Qui dirige una piccola stazione di polizia e vive con la moglie Anna e il figlio Giovanni. Continua però a ricevere incarichi da Mussolini, che lo considera un uomo affidabile, discreto e capace di ricostruire i fatti senza affidarsi alle versioni ufficiali.

I racconti seguono Cesare dalla Prima guerra mondiale agli anni del fascismo, dalla guerra civile del 1943-1945 al dopoguerra. Ogni episodio presenta un’indagine o un incarico autonomo e, allo stesso tempo, aggiunge un passaggio alla sua biografia: il rapporto con Mussolini, la carriera nella polizia, la famiglia, le guerre e le scelte compiute quando il dovere professionale entra in conflitto con gli ordini ricevuti.

Gli episodi sono raccolti qui sotto in ordine cronologico. Ciascuno può essere letto separatamente; la lettura completa permette di seguire l’evoluzione di Cesare e di comprendere come cambia il suo rapporto con lo Stato, con il potere e con il proprio mestiere.

Omicidio nelle retrovie

Cesare Montanari pedalava con una regolarità naturale, con calma e ritmo costante. La strada appena battuta correva tra campi bassi e spogli, ancora umidi di freddo. La bicicletta sobbalzava sulle pietre e teneva, con quel rumore secco delle cose robuste. Era una buona bicicletta, robusta, come quelle che servono a chi non può permettersi di…

Chi l’ha deciso?

La chiamata non arrivò con un suono, ma con un movimento che attraversò il paese. A Montevalle, il telefono non era una cosa privata. Stava in posta, dietro il banco, e quando squillava non cercava una persona ma qualcuno che contasse abbastanza da rispondere. Il funzionario ebbe un sobbalzo quando sentì la voce del centralino.…

Tra i due crinali

Aprile del ’44 arrivò a Muntvèl non annunciato. Le giornate si allungavano, ma il paese restava contratto, ormai incapace di fidarsi perfino della luce. Cesare Montanari era ancora lì, l’unico poliziotto. Dopo l’8 settembre i tedeschi erano arrivati anche da quelle parti. Prima con cautela, poi con metodo. Una mattina lo avevano fatto salire su…

Cavalcare la bestia

Era in cortile da un pezzo, con calma, a vuoto. L’era ó d’quéi dopmézdé[1] in cui la luce sembra fare un’ultima ispezione alle cose, pronta a spuntare un difetto e segnarselo per domani. La stagione non era più cattiva, ma non era ancora buona: aria asciutta, odore di legna vecchia, terra che non sapeva più…