Cesare Montanari

Questa pagina raccoglie le storie di Cesare Montanari: un poliziotto di provincia, romagnolo, che attraversa mezzo secolo senza mai potersi permettere l’illusione della neutralità. Non è un eroe, non è un martire, non è un ideologo. È uno che lavora, osserva, registra le stonature. E quando capisce che l’ordine è diventato una copertura, sceglie come muoversi: poco rumore, nessuna posa, conseguenze reali.

Ogni racconto è un frammento autonomo, ma insieme costruiscono una traiettoria: dalle retrovie della Grande Guerra ai meccanismi opachi del potere, fino al dopoguerra, quando le divise cambiano e certe abitudini restano. Il filo comune è sempre lo stesso: la violenza che pretende di diventare normale, e la fatica di restare “dentro” senza esserne inghiottiti.

Qui sotto ci sono tutti gli episodi, in ordine di lettura. Si può partire da qualunque punto, ma seguendoli uno dopo l’altro si vede meglio come Cesare impara, perde pezzi, si adatta, e continua a camminare — con la schiena dritta, senza raccontarsela.

Omicidio nelle retrovie

Cesare Montanari pedalava senza fretta, ma con una regolarità che gli veniva naturale. La strada appena battuta correva tra campi bassi e spogli, ancora umidi di freddo. La bicicletta sobbalzava sulle pietre, faceva il suo rumore secco, ma teneva. Era una buona bicicletta, robusta, come quelle che servono a chi non può permettersi di cambiarla.…

Chi l’ha deciso?

La chiamata non arrivò con un suono, ma con un movimento che attraversò il paese. A Montevalle, il telefono non era una cosa privata. Stava in posta, dietro il banco, e quando squillava non cercava una persona: cercava qualcuno che contasse abbastanza da rispondere. Il funzionario ebbe un sobbalzo quando sentì la voce del centralino.…

Tra i due crinali

Aprile del ’44 arrivò a Muntvèl senza annunci. Le giornate si allungavano, ma il paese restava contratto, come se avesse imparato a non fidarsi nemmeno della luce. Cesare Montanari era ancora lì, l’unico poliziotto. Dopo l’8 settembre i tedeschi erano arrivati anche da quelle parti. Prima con cautela, poi con metodo. Una mattina lo avevano…

Cavalcare la bestia

Cesare era in cortile da un pezzo, senza fretta e senza un motivo preciso. L’era ó d’quéi dopmézdé[1] in cui la luce sembra fare un’ultima ispezione alle cose, come se dovesse spuntare un difetto e segnarselo per domani. La stagione non era più cattiva, ma non era ancora buona: aria asciutta, odore di legna vecchia,…